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Ancona, giudici: “È troppo mascolina, ha inventato lo stupro”: aggressore assolto

di Redazione

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Ancona, giudici: “È troppo mascolina, ha inventato lo stupro”: aggressore assolto

| domenica 10 Marzo 2019 - 09:31
Ancona, giudici: “È troppo mascolina, ha inventato lo stupro”: aggressore assolto

Sentenza choc ad Ancona: è troppo mascolina per essere desiderabile, quindi lo stupro è inventato. Con questo parere dei magistrati di appello sul caso di una ragazza di 22 anni, di origini peruviane, sono stati assolti l’aggressore che ha violentato la donna e il complice che ha fatto il palo. Secondo quanto riporta “Repubblica”, l’ulteriore paradosso della sentenza sta nel fatto che i giudici di secondo grado che l’hanno scritta siano tre donne.

La Cassazione ha poi annullato il verdetto per incongruenze e vizi di legittimità, pertanto il processo dovrà essere rifatto.

Ancona, giudici: “È troppo mascolina, ha inventato lo stupro”: aggressore assolto

I fatti contestati risalgono al marzo 2015 e si sarebbero svolti ad Ancona. La 22enne di origini peruviane frequentava una scuola serale, un giorno, accettò l’invito di un paio di compagni di lezioni a bere una birra. I bicchieri divennero poi un po’ troppi e la ragazza si appartò con uno dei due coetanei che le facevano compagnia, con il quale ebbe un rapporto sessuale. Sembra però che la ragazza non fosse consenziente al rapporto sessuale e anche i medici in ospedale certificarono l’abuso.

Il processo di primo grado cominciò a luglio 2016. In quell’occasione entrambi i ragazzi vennero condannati: cinque anni per l’esecutore materiale dello stupro e tre per il complice.

Gli imputati però andarono in appello e si rimise tutto in gioco. Nel novembre 2017 la Corte d’Appello diede loro ragione con un dispositivo che indignò sin da subito: la donna violentata venne definita “la scaltra peruviana”, oltre a diversi commenti e valutazioni sull’aspetto fisico della ragazza ritenuta poco attraente. A supporto di questa tesi e quindi dell’innocenza del presunto stupratore, venne anche scritto che il giovane aveva memorizzato il numero della ragazza sul proprio cellulare sotto il nome “Vikingo” per alludere alla sua mascolinità, “come la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare”.

Secondo la tesi dei tre magistrati, tutte donne, che hanno scritto la sentenza dell’appello, all’imputato “la ragazza neppure piaceva” quindi lei è poco credibile e quella dello stupro è tutta un’invenzione della giovane peruviana.

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