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È morto Andrea Camilleri, papà di Montalbano: un secolo di arte tra scrittura, cinema e teatro

di Redazione

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È morto Andrea Camilleri, papà di Montalbano: un secolo di arte tra scrittura, cinema e teatro

| mercoledì 17 Luglio 2019 - 09:05
È morto Andrea Camilleri, papà di Montalbano: un secolo di arte tra scrittura, cinema e teatro

La Asl Roma 1 comunica “con profondo cordoglio” che alle ore 08.20 di questa mattina presso l’ospedale Santo Spirito è deceduto lo scrittore Andrea Camilleri“. “Le condizioni sempre critiche di questi giorni si sono aggravate nelle ultime ore compromettendo le funzioni vitali. Per volontà del Maestro e della famiglia le esequie saranno riservate. Verrà reso noto dove portare un ultimo omaggio”, si legge nella nota.

Dagli esordi al successo

Classe 1925, Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento da Carmelina Fragapane e di Giuseppe Camilleri. Figlio unico e ribelle. Fu infatti espulso dal collegio vescovile perché tirò uova contro un crocifisso.

Dal 1939 al 1943 studiò al Liceo Classico Empedocle di Agrigento. Nel 1943 conseguì la maturità senza fare esami. A causa dei bombardamenti e in previsione dell’imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate, infatti, le autorità scolastiche decisero di chiudere le scuole e di considerare valido il secondo scrutinio trimestrale

Si iscrisse nel 1944 alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Palermo, ma non conseguì la laurea. Successivamente entrò a far parte del Partito Comunista Italiano. Nel 1949 viene ammesso, unico allievo regista per quell’anno, all’Accademia di Arte drammatica Silvio d’Amico.

Scrive i suoi primi racconti per riviste e per quotidiani come L’Italia socialista e L’Ora di Palermo. È il primo a portare Beckett in Italia, di cui mette in scena Finale di partita nel 1958 al Teatro dei Satiri di Roma.

Nel 1954 partecipò ad un concorso per funzionari Rai e iniziò a lavorare per l’azienda nazionale tre anni dopo. Qui, per tutti gli anni Sessanta, si occuperà della produzione di sceneggiati di successo.

Nel 1957 sposò Rosetta Dello Siesto. Dal matrimonio Camilleri avrà 3 figlie e 4 nipoti. Insegnò al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 1958 al 1965 e dal 1968 al 1970. Fu titolare della cattedra di regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’ dal 1977 al 1997.

Vive a Roma dalla fine degli anni quaranta e dal 1968 trascorre alcuni mesi l’anno a Bagnolo, frazione di Santa Fiora nel territorio del Monte Amiata in Toscana.

Lo scrittore

Andrea Camilleri esordì come scrittore di narrativa nel 1978 con “Il corso delle cose”, che rimase pressoché ignoto. Nel 1980, pubblicò con Garzanti “Un filo di fumo”, primo di una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigata a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Grazie a quest’ultima opera Camilleri riceve il suo primo premio letterario a Gela.

Approdò alla Sellerio, casa editrice con la quale consacrerà la sua fortuna, nel 1984. Prima del boom di Montalbano, pubblico senza successo “La strage dimenticata”.

Dopo dieci anni di pausa, Camilleri riprese a scrivere nel 1992. Pubblicò, sempre con Sellerio, prima “La stagione della caccia” e un anno dopo “La bolla di componenda”. È nel 1994 che arrivò il primo romanzo poliziesco con il commissario Moltalbano:”La forma dell’acqua”. L’anno successivo fu la volta de “Il birraio di Preston”.

Camilleri diventa un autore di grande successo e i suoi libri, ristampati più volte, vendono mediamente intorno alle 60.000 copie, anche se non tutti trovano il consenso unanime della critica che lo accusa di essere a volte ripetitivo. È stato tradotto in almeno 120 lingue (tra cui inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, irlandese, russo, polacco, greco, norvegese, ungherese, giapponese, ebraico e croato) e ha venduto più di 10 milioni di copie.

Il fenomeno Montalbano

I più ricordano Andrea Camilleri per i romanzi del commissario Montalbano, divenuto celebre grazie alla versione televisiva per la Rai. Sono in molti, infatti, ad associare ormai il volto dell’attore Luca Zingaretti a quello di Salvo Montalbano. E così per gli altri personaggi ormai noti e quasi familiari come Mimì Augello, Livia, la storica fidanzata di Montalbano, o ancora l’agente Catarella e il fidato Fazio.

Anche la storia del commissario Montalbano, però, ha una fine. Così come accade con tutti i romanzi. Nella nota finale del suo centesimo libro, “L’altro capo del filo”, pubblicato nel maggio 2016, Camilleri dichiara che questo è “un Montalbano scritto nella sopravvenuta cecità”.

Un nuovo modo di scrivere attraverso la parola orale, quella detta. A 91 anni, infatti, Camilleri ha dovuto dettare il romanzo alla sua assistente Valentina Alferj, “l’unica che sia in grado di scrivere in vigatese“. La lingua utilizzata dallo scrittore per i romanzi di Montalbano è un altro fenomeno a parte. Un miscuglio di italiano e siciliano.

Nel 2006 Andrea Camilleri ha consegnato all’editore Sellerio l’ultimo libro con il finale della storia, chiedendo che questo venisse pubblicato dopo la sua morte. A tal proposito ha dichiarato: “Ho scritto la fine dieci anni fa… ho trovato la soluzione che mi piaceva e l’ho scritta di getto, non si sa mai se poi arriva l’Alzheimer. Ecco, temendo l’Alzheimer ho preferito scrivere subito il finale. La cosa che mi fa più sorridere è quando sento che il manoscritto è custodito nella cassaforte dell’editore… È semplicemente conservato in un cassetto”.

Una caratteristica dei libri di Andrea Camilleri, da lui stesso dichiarata, è che hanno tutti una struttura prefissata e ben regolare:”Non può cadere in un burrone come Sherlock Holmes e poi ricomparire in altre forme” racconta lo scrittore, che – rivelando il segreto dell’ultimo libro della serie – assicura: “Montalbano non muore”.

“Per un romanzo di Montalbano diciotto capitoli ciascuno di dieci pagine, ogni pagina nel mio computer vuol dire 23 righe. Un romanzo ben congegnato sta perfettamente in 180 pagine. Per i racconti, 24 pagine, o meglio 4 capitoli di 6 pagine ciascuno. Se non sento questa mia metrica vuol dire che qualcosa non va”.

L’attore

Andrea Camilleri nella sua vita dedicata all’arte, è stato anche attore. Ha infatti interpretato la parte di un vecchio archeologo nel film di Rocco Mortelliti “La strategia della maschera“. Il film giallo non ha avuto molto successo sia presso la critica sia presso il pubblico. Narra gli eventi che si svolgono tra la Sicilia e Roma relativi alla sparizione di preziosi reperti archeologici. Di questa esperienza un Camilleri attore ancora esordiente ha detto che in effetti “non è la mia prima volta da attore, mi è capitato anni fa in Quel treno da Vienna, secondo di tre film per la televisione tratti dai romanzi di Corrado Augias, con Jean Rochefort. Io facevo il suo capo nei servizi segreti”.

L’11 giugno 2018 ha recitato al Teatro Greco di Siracusa il suo monologo “Conversazione su Tiresia” in cui ripercorre la vita dell’indovino cieco collegandola alla sua sopravvenuta cecità.

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