Ecco le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano, che la Cassazione oggi ha confermato, in base alle quali Stasi il 17 dicembre 2014 era stato condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio dell’allora sua fidanzata Chiara Poggi.
“Alberto Stasi ha brutalmente ucciso la fidanzata, che evidentemente era diventata, per un motivo rimasto sconosciuto, una presenza pericolosa e scomoda, come tale da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo ‘per bene’ e studente ‘modello’, da tutti concordemente apprezzato”.
Secondo i giudici “il movente dell’omicidio è rimasto sconosciuto” e si ipotizza che la “passione” di Alberto “per la pornografia” scoperta da Chiara avrebbe potuto “provocare discussioni, anche con una fidanzata ‘di larghe vedute'” e che le “difficoltà” del loro rapporto di coppia siano alla base di quella “motivazione forte” che ha “provocato (..) il raptus omicida”.
Secondo i giudici “dopo aver commesso il delitto (…) è riuscito con abilità e freddezza a riprendere in mano la situazione, e a fronteggiarla(…)facendo le sole cose che potesse fare, quelle di tutti i giorni: ha acceso il computer, visionato immagini e filmati porno, ha scritto la tesi, come se nulla fosse accaduto”.