Scontro tra il premier e la minoranza Pd | Renzi: “No a diktat”, Fassina: “Vuoi il voto? Dillo”

di Redazione

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Scontro tra il premier e la minoranza Pd | Renzi: “No a diktat”, Fassina: “Vuoi il voto? Dillo”

| lunedì 15 Dicembre 2014 - 11:36

Duro botta e risposta tra Matteo Renzi e Stefano Fassina all’assemblea del Pd a Roma. La replica diretta a Stefano Fassina che lo aveva apostrofato duramente parlando di “governo della troika” bravo solo a “far caricature” e deciso ad “andare al voto”: “Non credo che qui ci siano delle caricature – ribatte Renzi – e credo che non sia una caricatura quando mi si dice che il nostro è un governo simile a quello della Thatcher o che la nostra è la linea della Troika o, ancora, che il Jobs act è una legge fascista. Ma un partito sta insieme sulla base di un principio di lealtà e non si vota contro il governo che si sostiene dopo che si è votato in direzione” risponde il premier.

Renzi contesta anche l’accusa di voler andare subito ad elezioni: “Il mio collega giapponese Shinzo Abe è andato a votare nel giro di due mesi. Al primo intoppo è andato a votare. Rispondo a Fassina: “Vogliamo fare così? Per me no. Non ha senso tornare a votare a ogni intoppo. Serve il coraggio e la voglia di andare avanti sul serio” e conclude: “Pensate che” andare al voto “sia l’obiettivo di una forza politica che ha detto in tutte le lingue che vuole cambiare il Paese senza cambiare i parlamentari? Ha senso, Fassina? Per me no”, dice. “Il Pd – ha aggiunto Renzi – non è un partito che va avanti a colpi di maggioranza ma sia chiaro che non starà fermo nella palude per i diktat della minoranza”.

Stefano Fassina interviene a muso duro contro il premier: “Se vuoi andare ad elezioni dillo, smettila di scaricare la responsabilità sulle spalle degli altri. La minoranza non fa diktat e non vuole andare al voto prima del 2018. Non ti permetto più di fare caricature di chi la pensa diversamente da te, è inaccettabile”. Parlando davanti all’assemblea Pd ha sottolineato: “Diventiamo non il partito della nazione ma dell’establishment, della troika. Stiamo riposizionando il Pd nella consapevolezza del nostro gruppo dirigente. Noi stiamo perdendo un pezzo fondamentale di rappresentanza del mondo del lavoro, del lavoro debole, subalterno. Stiamo cambiando identità, stiamo cambiando funzione politica. A me questo non va bene”.

A margine dell’assemblea del Pd il parlamentare della minoranza dem Cuperlo allontana lo spauracchio scissione: “Scissione? Accantoniamo questa parola, facciamo finta che non sia mai stata pronunciata. Il Pd è la nostra famiglia e qui noi vogliamo restare anche se non è ancora il partito che avevamo immaginato e l’inchiesta Mafia Capitale lo dimostra”.

 

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