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Donald Trump non è certo il primo presidente Americano a mettere dazi unilaterali sulle importazioni. Ogni occupante della Casa Bianca a partire da Jimmy Carter ha imposto limiti protezionistici al commercio, spesso su quello dell’acciaio. La decisione di The Donald di imporre un dazio del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio non sconvolgerà di per sé l’economia mondiale; dopo tutto acciaio e alluminio nel 2017 sono stati solo il 2% del totale delle importazioni americane. Però ci sono seri motivi di preoccupazione.

Al contrario dei suoi predecessori, Donald Trump è da sempre scettico sui benefici del libero commercio. Ha lanciato numerose invettive contro il sistema commerciale multilaterale, che vede come un cattivo affare per l’America. La sua amministrazione è caotica e la decisione di Gary Cohn di dare le dimissioni da consigliere economico del presidente priva la Casa Bianca di una rara figura favorevole al libero commercio, segnalando la vittoria dei protezionisti all’interno dell’amministrazione. Il sistema commerciale globale, creato proprio dagli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale, è in grave pericolo.

Gli Usa tra dazi e rischi di rappresaglie 

Innanzitutto c’è il rischio di un escalation di rappresaglie commerciali fra paesi. Dopo che l’Unione Europea ha dichiarato che avrebbe risposto con dazi sulle esportazioni americane, come per esempio le moto Harley Davidson e il liquore Bourbon, il presidente Trump ha minacciato le esportazioni di autoveicoli europei. Il secondo pericolo è il fatto che i nuovi dazi americani sono stati giustificati dall’amministrazione Usa sulla base di considerazioni di sicurezza nazionale.

Ciò è abbastanza assurdo, visto che la maggioranza delle importazioni statunitensi di acciaio proviene da paesi come Messico, Canada, Giappone, Corea del Sud e Unione Europea, tutti alleati strategici dell’America. Trump ha creato un pericoloso precedente che altri paesi sicuramente sfrutteranno, invocando un vago concetto di ”sicurezza nazionale” per piazzare alti dazi sulle merci straniere e proteggere così i propri produttori. Non è chiaro come gli altri paesi possano rispondere in maniera legale quando la sicurezza nazionale viene usata in questo modo in ambito commerciale.

La crisi del commercio internazionale 

Ciò mette l’Organizzazione Mondiale del Commercio in una situazione di crisi. Peraltro Trump ha lanciato il suo attacco in un momento storico in cui l’Organizzazione Mondiale del Commercio si trova già in una posizione difficile per altre ragioni. Nel 2015, dopo 14 faticosi ed inutili anni di discussioni, i colloqui di Doha per la liberalizzazione dei commerci sono falliti miseramente. I meccanismi dell’Organizzazione per la risoluzione delle dispute commerciali fra paesi sono anch’essi abbastanza in crisi, essendo molto lenti e farraginosi.

In ogni caso, con tutti i problemi che ha l’Organizzazione Mondiale del Commercio, indebolirla ulteriormente come sta cercando di fare il presidente Trump è una vera e propria follia. Se l’America persegue una politica commerciale mercantilista sfidando il sistema commerciale globale basato su regole, cinesi, giapponesi ed europei finiranno per fare lo stesso. Ciò forse non porterà ad un immediato collasso dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma eroderà gradualmente uno dei pilastri della nostra economia globalizzata.

L’inizio della guerra commerciale

Ne soffrirebbero tutte le economie del mondo. Trump sbaglia quando pensa che il commercio sia un gioco a somma zero, in cui un deficit commerciale con un altro paese è un segno di debolezza. Il boom economico del dopoguerra, che ha migliorato di moltissimo gli standard di vita sia negli Stati Uniti che in Europa Occidentale, è stato accompagnato da progressivi abbassamenti dei dazi in tutto il mondo. Economisti e politici devono combattere la stupida deriva populista di Trump, presentando dati e realtà economiche nel dibattito pubblico, in America e altrove. La battaglia per salvare un sistema commerciale globale basato sulle regole è appena cominciata.