Brexit, Johnson “No a elezioni anticipate, è un oltraggio al popolo”

di Redazione

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Brexit, Johnson “No a elezioni anticipate, è un oltraggio al popolo”

| martedì 10 Settembre 2019 - 07:24
Brexit, Johnson “No a elezioni anticipate, è un oltraggio al popolo”

Seconda bocciatura, come previsto, sulla mozione presentata da Boris Johnson per la convocazione di elezioni anticipate nel Regno Unito il 15 ottobre. “È un oltraggio al popolo”, ha commentato il premier britannico.

La Camera dei Comuni l’ha bocciata stanotte con 293 sì contro 46 no e numerosi astenuti (la settimana scorsa c’erano stati 298 sì e 56 no).

Brexit, Johnson “No a elezioni anticipate, è un oltraggio al popolo”

“Le opposizioni pensano di capire le cose meglio del popolo, credono di poter rinviare la Brexit senza chiedere al popolo britannico di dire la sua in un’elezione”, ha commentato Johnson.

Il quorum necessario per far passare la mozione sarebbe stato dei due terzi ma gli oppositori, Labour in testa, hanno confermato il no. Hanno chiesto inoltre al premier Tory d’assicurare prima che il 31 ottobre non vi sia una Brexit no deal nel rispetto della legge pro-rinvio appena varata.

Brexit, Johnson “Non chiederò rinvii”

Boris Johnson ha rilanciato, la sera del 9 settembre, la sfida delle elezioni per sciogliere il nodo della Brexit ripresentando in tono polemico e in un clima rovente una mozione per il voto anticipato.

Presentando una mozione in favore di elezioni anticipate, Boris Johnson ha ribadito alla Camera dei Comuni di essere pronto a “negoziare con l’Ue” per portare a termine la Brexit “il 31 ottobre, se possibile con un accordo, ma altrimenti senza” malgrado la legge anti-no deal approvata dal Parlamento. “Io non chiederò un altro rinvio – ha insistito il premier Tory -, se le opposizioni lo vogliono l’unico modo è votare in favore delle elezioni”.

Il premier Tory ha preso di mira le opposizioni, e in particolare il leader laburista Jeremy Corbyn, accusati di aver invocato a lungo le urne, ma di volerle ora posticipare malgrado la legge anti-no deal (da Johnson chiamata “legge della resa”) sia stata frattanto approvata: “L’unica ragionevole spiegazione è che hanno paura che vinceremo noi”.

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