Paesaggi mozzafiato, tonnare, arte e buona cucina| Tutto questo è Porto Palo di Capo Passero

di Giuseppe Imburgia

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Paesaggi mozzafiato, tonnare, arte e buona cucina| Tutto questo è Porto Palo di Capo Passero

| sabato 12 Ottobre 2013 - 11:11
Paesaggi mozzafiato, tonnare, arte e buona cucina| Tutto questo è Porto Palo di Capo Passero

Rifletti è il titolo volutamente polisemico di una mostra fotografica di qualche anno fa sui riflessi del mare. Immagini magiche, raccolte qua e la in giro per i porti e le spiagge della Sicilia. Rifletti è ora il titolo di questa rubrica quindicinale che proverà a far conoscere altre magie, piccole e grandi, che la nostra Terra sa ancora offrire.

Porto Palo CP

Curiosi, con la mente scevra da pregiudizi e sopratutto con tutti i cinque sensi allertati, potremo cogliere tutto il bello che abbiamo intorno: la luce, il paesaggio, il rumore del mare, i profumi, i sapori, la storia. Nostri compagni di viaggio saranno di volta in volta, archeologi, speleologi e geologi, ma anche ristoratori, produttori di vini, di formaggi e di salumi, artisti, sindaci, vecchi saggi e anche semplici cittadini che hanno in comune lʼamore per la Sicilia e la passione di condividerne i piaceri. Vogliamo iniziare questa rubrica da Porto Palo di Capo Passero dove è nata lʼidea Rifletti.

Alzarsi presto la mattina per vedere il sorgere del sole a Capo Passero (foto 1) così come in tutta la costa orientale è irrinunciabile. Strisce rosse e gialle allʼorizzonte separano cielo e mare. Lʼisola di Capo Passero ci appare come una strettissima lingua nera che divide il blu intenso del mare. Dal suo profilo si staglia la sagoma della vecchia torre (foto 2) più volte distrutta e riedificata nel XVII° secolo. Probabilmente faceva parte del sistema di torri costiere studiato dallʼarchitetto fiorentino Camillo Camilliani. “…è necessario farvisi una torre per la guardia, acciò possa porger gli avisi dallʼuna e dallʼaltra parte della riviera”.

La massiccia costruzione a pianta quadrangolare si affaccia infatti sia sul mar Ionio che sul canale di Sicilia. Il sole è appena spuntato e il Castello Tafuri, già rosso di suo, si tinge di un rosso ancor più acceso, quasi fosforescente (foto 3). Questa costruzione Liberty (edificata nel 1933-35), scatena da sempre la fantasia collettiva. Si racconta di indimenticabili feste da ballo negli anni dʼoro, di matrimoni e di cerimonie di ogni genere. Se ne attribuisce la proprietà ora a un campione di automobilismo, ora a un nobile, o a un grande imprenditore. Ad ogni cambio immaginario di proprietà sembra tutto pronto per lʼinizio dei lavori di ristrutturazione. Ma lui, il castello, è sempre lì, sempre più alla mercè dei vandali, e sempre di proprietà della famiglia Tafuri (almeno credo). Sotto il Castello la vecchia tonnara di Porto Palo (foto 4) della quale rimangono soltanto macerie e uno scivolo a mare. Entro in paese per un caffè nel bar più a sud dʼEuropa (foto5). Lʼinsegna mi fa ricordare che siamo sotto il parallelo di Tunisi. Sul corso principale in cima al campanile della Chiesa di San Gaetano un curioso giravento (foto 6) attira la mia attenzione. Eʼla sagoma di un pescespada la cui appendice indica Nord-Est. A 7 km in quella direzione si trova il borgo marinaro di Marzamemi. Merita una puntata a parte. Per raggiungere il porto invece si va dal lato opposto. Un paio di km a sud ovest, unʼampia baia delimitata da due moli racchiude un vasto specchio dʼacqua. Eʼun porto sicuro. Lì trovano attracco grandi pescherecci provenienti da tutti i porti del Mediterraneo (foto7, 8).

Lì alcuni di loro, stanchi dopo innumerevoli battute di pesca in lungo e in largo per il Canale di Sicilia, finiscono esausti la loro corsa poggiati su un fianco (foto 9, 10). Offrono allʼobbiettivo della nostra macchina fotografica i disegni o il fasciame scoperto della loro carena riflessi sul pelo dellʼacqua (foto 11, 12, 13). Procedendo ancora per circa 6 km si arriva allʼestremo meridionale della Sicilia: lʼIsola delle Correnti (foto 14, 15). Collegata alla terraferma tramite un braccio artificiale, distrutto varie volte dalle onde del mare, essa è ora isola ora penisola a seconda della marea. Estesa circa 10.000 mq. vi si erge un faro, unʼantica postazione militare ormai in disuso, dove fino a qualche decennio fa abitava il farista con la sua famiglia. Nonostante la fitta macchia mediterranea è possibile attraversarla tutta per arrivare alla punta estrema: si ha la straordinaria sensazione di essere al centro del Mediterraneo a fare da spartiacque tra questo e lo Jonio. Qui infatti si scontrano e si sfidano le correnti dei due mari da cui il nome dellʼIsola. Dal 1987 è stata inclusa nel piano regolatore dei parchi e delle riserve naturali. Eʼquasi lʼora del tramonto e la sabbia accarezzata dal sole sembra dʼoro. Una magia.

Il ritorno sulla terraferma ci riserva ancora una sorpresa: la recinzione del podere limitrofo alla spiaggia impreziosita da una serie di disegni ricamati col fil di ferro (foto16). Probabilmente lʼopera di un artista outsider che con pinza e filo tra le mani ha trascorso il tempo in attesa di un tramonto. Purtroppo qualche giorno fa mi hanno detto che qualcuno li ha rimossi. Che peccato! Beh…. forse è meglio andare a verificare di persona. E chissà che questo posto così pieno di fascino non voglia disvelarmi ancora qualche altra magia!

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