Da Palermo al resto d’Italia | Ipermercati della droga non conoscono crisi

di Stefania Brusca

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Da Palermo al resto d’Italia | Ipermercati della droga non conoscono crisi

| giovedì 24 Ottobre 2013 - 07:06

L’Italia è attraversata da una rete capillare del traffico di stupefacenti che offre qualunque tipo di sballo. Ce lo ha ricordato ieri l’operazione che a Palermo ha smantellato, almeno per il momento, un ipermercato storico dello spaccio. Un quartiere strategico importante non solo per la città, ma per tutta la Sicilia. La rete del traffico di droga che operava nel quartiere Guadagna è solo la punta dell’iceberg, e non si tratta di un caso solo siciliano. In tutte le città d’Italia ci sono dei posti noti ai più,  in cui fasce ampie della popolazione si riforniscono di sostanze stupefacenti. Solo per fare qualche esempio il quartiere Librino a Catania, Porta Palazzo a Torino, la zona della stazione a Padova, Scampia  a Napoli, il quartiere di San Basilio a Roma.

A Palermo i pusher erano davvero ben organizzati. Mai in lotta tra loro, i trafficanti collaboravano utilizzando le vedette comuni per gestire i loro “affari”. In quindici  presidiavano tutto il giorno il quartiere  per avvertire le organizzazioni che avevano il monopolio del traffico della droga dell’eventuale presenza delle forze dell’ordine: vere e proprie vedette tra le vie del quartiere, diventato punto di riferimento per i tanti che volevano acquistare anche  marijuana, hashish o cocaina.

Un fenomeno che non conosce crisi e  che coinvolge tutti gli strati della popolazione,  dalle classi meno elevate fino alla medio-alta borghesia. Lo ha ricordato ieri in conferenza stampa il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo.  E chissà quante sono le persone,  palermitani e non, che nei mesi precedenti agli arresti si sono riforniti alla Guadagna durante le indagini che hanno consentito di documentare l’attività delle organizzazioni criminali. Restano comunque in piedi altri “punti” in cui rifornirsi nel capoluogo siciliano, come la Vucciria o  il Capo.

Il problema principale riguarda la straordinaria capacità del fenomeno di auto-alimentarsi. Non a caso la maxi operazione che ha coinvolto circa duecento carabinieri, è stata denominata “Araba Fenice” perché il traffico di stupefacenti è un’attività che “può essere contenuta – ha ricordato ancora Messineo – ma mai eliminata definitivamente”. Chissà quanto impiegheranno ora i clan a riorganizzarsi.

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