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La direzione Pd vota: 136 voti contro il premier| Letta: “Andrò al Quirinale per dimettermi”

di Elena Di Dio

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La direzione Pd vota: 136 voti contro il premier| Letta: “Andrò al Quirinale per dimettermi”

| giovedì 13 Febbraio 2014 - 15:34
La direzione Pd vota: 136 voti contro il premier| Letta: “Andrò al Quirinale per dimettermi”

Si è conclusa dopo meno di tre ore di dibattito la direzione del Pd che ha sancito la fine del governo Letta. Con l’approvazione della relazione del segretario Renzi che ha ottenuto 136 voti a favore, 12 contrari e due astenuti, si conclude l’esperienza dell’esecutivo guidato da Enrico Letta.  A nulla è servita la presentazione di “Impegno Italia 2014”, il programma di governo senza scadenza che Letta junior ha presentato ieri sera alla sala dei Galeoni di palazzo Chigi chiedendo apertamente la fiducia della maggioranza. Subito dopo aver appreso del voto della direzione, Letta ha comunicato le sue intenzioni: “Domattina andrò al Quirinale per dimettermi”.

LA DIRETTA LIVE DELLA DIREZIONE

La direzione del Pd, convocata per il processo al governo, è attesissima e la relazione iniziale del segretario svelerà finalmente i piani del sindaco di Firenze. Sfiducia in direzione e conseguenti dimissioni di Letta oppure attendismo rimandando al verdetto dell’aula, Camera e Senato, il voto sul programma di governo di un eventuale esecutivo 2 di Letta. Oppure – è l’altra strada – Renzi potrebbe, invece che mettere ai voti la sua relazione, portare in direzione Pd un ordine del giorno che impegni di fatto tutto il Parlamentino democratico ad esprimersi con un voto palese sull’operato di Letta e sul suo governo.

Il premier intanto ha fatto sapere che non sarà presente alla riunione che sta per cominciare nella sede di via S. Andrea delle Fratte.

L’unica presa di posizione a proposito del percorso che verrà fuori oggi dalla direzione nazionale Dem è quella di Pippo Civati che ha già fatto sapere che voterà contro qualsiasi iniziativa del segretario Renzi.

Intanto un ‘passaggio tecnico’ allo svolgimento della crisi istituzionale che si celebra nel Parlamentino del Pd, lo offre il consigliere per le riforme del premier Letta, Francesco Sanna che ha chiarito come, in caso di sfiducia, il presidente del consiglio “non si presenterà in aula” alle Camere per ‘parlamentizzare’ la crisi. Secondo Sanna, la direzione dovrà chiudersi “con un voto o sulla relazione di Renzi o su un dispositivo che faccia definitivamente chiarezza”.

Matteo Renzi prendere la parola alle 15.34 e comincia con una battuta: “Mi arriva un messaggio da La7 ‘siamo in pubblicità, aspetta’. Poi comincia il suo discorso: “Ci sono momenti in cui ha la responsabilità di guida di un partito politico, di un’associazione è chiamato a nascondersi, a camminare il passo dell’ultimo, dall’altro è chiamato alla franchezza totale o all’indicazione di una via di una strada. Non ci sarà cinema, non ci saranno effetti speciali nella relazione che sto per fare. Ci sono momenti in cui l’orgoglio personale va messo da parte e si indica la strada. Questo è il momento di dire con estrema chiarezza la strada che il Pd ha individuato per superare i momenti difficili di questi giorni. Non è un processo al governo. Anzi io vorrei esprimere un giudizio netto sul lavoro del governo. D’altronde non è un problema di staffetta, staffetta è quando si va verso la stessa direzione e non quando si cambia strada”.

Quindi Matteo Renzi legge il documento finale, sin da subito, a cui chiamerà al voto la direzione nazionale del Pd: Renzi di fatto chiede un nuovo governo, assumendo il programma “Impegno Italia 2014” come contributo all’attività del nuovo esecutivo.

“La direzione del Pd ringrazia il presidente del Consiglio – legge Renzi – per il notevole lavoro svolto alla guida del governo, un esecutivo di servizio nato in un momento delicato. E per il significativo apporto dato in particolar modo per il raggiungimento degli obiettivi europei”.

Quindi il segretario nazionale del Pd spiega il suo pensiero: “Vorrei evitare di perdermi in troppi giri di parole. Qualcuno ha scritto che siamo di fronte a derby, ma noi siamo di fronte a un bivio: da una parte c’è la chiusura della legislatura e il passaggio elettorale, dall’altra trasformare questa legislatura in costituente. Tertium non datur”.

“Assumersi la responsabilità di guidare il cambiamento è un rischio ma la disponibilità a correre questo rischio deve essere presa con il vento in faccia” dice Renzi che attacca: “Qualcuno in queste ore ha scritto ‘l’ambizione smisurata di Renzi, l’ambizione smisurata del Pd’. Qualcuno si aspetta che io smentisca queste dichiarazioni. E invece no. Non le smentisco. Io credo che siamo a un bivio. In questa sede dobbiamo offrire la disponibilità di offrire un cambiamento radicale e che non suoni come una polemica contro chi ha vissuto la politica al governo quest’anno”.

“Se l’Italia chiede un cambiamento radicale o questo cambiamento lo esprime il Pd o non lo farà nessuno. Vi chiedo tutti insieme di uscire dalla palude”. Così Matteo Renzi ha chiuso la sua relazione, durata meno di mezz’ora chiedendo ai componenti del ‘parlamentino’ dem di dire se quello da lui proposto “è l’orizzonte entro cui dobbiamo muoverci, perché allora ci muoviamo”.

Comincia il dibattito all’interno della direzione Pd. Dopo Luigi Zanda è il momento di Gianni Cuperlo, già presidente del Pd: “La scorsa settimana abbiamo posto noi il problema del dibattito sull’azione di governo chiedendo l’assunzione di una iniziativa del segretario del Partito. Oggi siamo al punto di svolta cioè a quel chiarimento. Ci arriviamo nei tempi che avevamo richiesto ma non nelle forme che sarebbero servite. L’introduzione di Matteo ha indicato un percorso e di fatto chiesto un mandato per poterlo interpretare. Non credo che ci si possa sottrarre. Ma arriviamo a questo momento con la grande preoccupazione per quello che è accaduto. Detto ciò penso che a Enrico vada riconosciuto di essersi assunto un impegno enorme. Qui però il segretario ha illustrato i motivi che rendono necessaria una discontinuità, il che tradotto vuol dire ritenere di dover aprire una stagione nuova. Io penso che sia giusto prenderne atto ma con la prudenza necessaria che si deve avere verso uno scarto di queste dimensioni. Il primo atto è di rinnovare un patto di coalizione, anche con gli alleati di centrodestra perché tante cose sono cambiate in questi mesi ma non i numeri del Parlamento. L’altro passaggio è che questa crisi venga trasferita in Parlamento dove deve essere discussa. Se è vero che in gioco sono le istituzioni, abbiamo il dovere di entrare nel merito delle ragioni politiche che spingono verso un passaggio che ha in sé un elemento di ambizione ma anche un elemento traumatico”.

Quindi Cuperlo fa discendere la sua proposta: “La crisi di governo è aperta nei fatti ma chiedo che la direzione Pd non si esprima oggi con un voto a cui ci chiama oggi il segretario”.

Parla di “strada obbligata” anche un altro componente della direzione Pd, Paolo Gentiloni: “Il bivio di cui parlava Renzi, ce lo abbiamo già alle spalle. Troppo esteso il coro di chi chiedeva un cambio della situazione e impossibile non imboccare la direzione del cambiamento dopo quello che è avvenuto ieri”.

Tocca al capogruppo del Pd a Montecitorio Roberto Speranza prendere la parola: “Noi abbiamo sulle nostre spalle la più grande responsabilità. Abbiamo circa 400 tra senatori e deputati. E’ evidente che la responsabilità è tutta sulle nostre spalle. Che cosa significherebbe andare al voto oggi per chi ha 400 parlamentari. Significherebbe ammettere che la democrazia non ce la fa. Che le istituzioni non servono. Per questo arrivo a dire che il senso del documento che viene proposto è condivisibile. Cosa accadrebbe se andassimo al voto dopo aver detto che il Senato così com’è non va e poi tornare alle urne senza aver modificato questo passaggio importante. Io penso che Enrico abbia fatto fino in fondo la propria parte, penso che oggi le condizioni nuove che ci sono devono farci fare quella svolta che da più parti abbiamo auspicato”.

Pippo Civati, che prima ancora della direzione Pd aveva detto di essere pronto a votare contro la relazione del segretari,o dice: “Chiedo di votare perché ognuno si assuma le sue responsabilità. Io sono sempre stato scettico nei confronti delle larghe intese non nella persona di Enrico Letta e non capisco perché cambiando attore dovrei cambiare idea”.

Mentre il dibattito è ancora in corso, Francesco Niccodemo componente della segreteria di Renzi, scioglie i dubbi: “La direzione voterà il documento presentato dal segretario”. Di fatto, dunque, la richiesta di Cuperlo di rinviare il voto del Parlamentino Dem viene respinta.

Intanto trapela che alle 18.30 si svolgerà una conferenza stampa convocata dal leader di Ncd, Angelino Alfano, a palazzo S.Chiara. Alfano, insieme ai ministri di Nuovo centrodestra, si trova in questo momento a palazzo Chigi a colloquio con Enrico Letta.

I deputati lettiani componenti della direzione nazionale del Pd stanno lasciando la sede del Pd per non partecipare al voto sul documento proposto dal segretario Renzi.

Esprime voto contrario alla relazione di Renzi anche Paolo Coseddu: “Io concordo con Pippo Civati. Anzi avevamo pronto un ordine del giorno che va in direzione opposta alla relazione del segretario che quindi, seppure minoritari, abbiamo deciso di ritirare e di votare contro. Ma ci tengo a motivare la mia e quella di altri posizione contraria. Mi sembra che nel giro di pochi giorni si sia passati da una sintonia con la popolazione alla sintonia col palazzo. Forse c’è stato un equivoco col voto delle primarie o forse che il personaggio che il pubblico ha interpretato è sfuggito da chi lo interpretava. Questa cosa che stiamo facendo, non si capisce. E forse è sbagliata anche perché ripropone uno schema quando indica nel documento che si propone un nuovo esecutivo con l’attuale maggioranza”.

Mentre parla l’ex viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, in aula viene distribuito l’ordine del giorno con cui la segreteria nazionale impegna al voto tutta la direzione. “Il Pd, attraverso il suo segretario, ha dato la fiducia a tutti i provvedimenti agli atti del governo – dice Fassina – ma non si può negare che al voto in aula sia corrisposto sempre un giudizio molto negativo sull’operato dell’esecutivo Letta”.

Il dibattito della direzione si è concluso. Il presidente dell’assemblea legge il documento proposto da Renzi, con alcune significative aggiunte, e lo mette al voto: 136 voti favorevoli al documento ovvero contro l’esecutivo guidato da Enrico Letta; 16 i voti contrari alla relazione del segretario, due astenuti. Il segretario Renzi decide di non replicare.

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