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Il ministro Orlando rinnova il 41bis per Provenzano | La direzione nazionale antimafia: “Può ancora impartire gli ordini”

di Redazione

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Il ministro Orlando rinnova il 41bis per Provenzano | La direzione nazionale antimafia: “Può ancora impartire gli ordini”

| giovedì 27 Marzo 2014 - 09:52
Il ministro Orlando rinnova il 41bis per Provenzano | La direzione nazionale antimafia: “Può ancora impartire gli ordini”

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha prorogato il carcere duro per il capo mafia corleonese, Bernardo Provenzano. Il provvedimento che impone il 41 bis al boss, va rinnovato ogni due anni e sarebbe scaduto domani.

Le Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, interpellate da un guardasigilli, avevano dato parere negativo alla proroga, sostenendo che per le sue condizioni di salute il padrino non è più in grado di comunicare con l’esterno. A favore del 41 bis si è espressa invece la Dna.

Dura la risposta del legale di Provenzano, Rosalba Di Gregorio: “Il detenuto per cui ho chiesto la revoca del 41 bis è quello per cui le procura di Palermo, Firenze e Caltanissetta hanno espresso il parere. Quello al quale hanno confermato il carcere duro, evidentemente, è un altro”.

Per la Direzione Nazionale Antimafia che ha dato parere favorevole alla proroga del 41 bis per Bernardo Provenzano, le perizie sulle condizioni del boss, afflitto dal morbo di Parkinson e da diverse patologie neurologiche, non possono escludere che nel caso di un affievolimento del regime di carcere duro, il ‘padrino’ sia ancora in grado di comunicare con altri soggetti e impartire ordini criminali.

Dalla perizia su cui si basano le Dda di Caltanissetta, Firenze e Palermo che, al contrario della Dna hanno detto no alla proroga, “non emerge – per la Direzione nazionale antimafia – il totale scadimento delle capacità di attenzione, comprensione e orientamento spazio-temporale del Provenzano, bensì solo un degrado di queste facoltà, peraltro non quantificato e comunque non in grado di escludere la possibilità che il capo riconosciuto di Cosa nostra possa comunque comunicare, anche ordini di rilevanza criminale, con soggetti a sé vicini, se posto in un regime detentivo ordinario”. “In nessun modo – aggiunge la Procura Nazionale – il regime di carcere duro è ostativo a un corretto trattamento sanitario del detenuto, così come riferito dalla stessa amministrazione penitenziaria”.

“Peraltro – conclude – in due diverse recenti occasioni il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha dichiarato inammissibile l’istanza di differimento della esecuzione della pena che il Provenzano aveva avanzato; argomentando, in ultima analisi, anche sulla costante e minuziosa assistenza sanitaria che viene prestata al detenuto e evidenziando che non vi sono cure, accertamenti o assistenza di cui lo stesso potrebbe beneficiare all’esterno che già non gli vengano garantite in ambiente carcerario”.

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