“Ipocriti”. È così che Sabina Guzzanti etichetta chi si è scagliato contro il suo tweet di “solidarietà” a Riina e Bagarella, esclusi per decisione della Corte d’Assise di Palermo dall’udienza del capo dello Stato nell’ambito del processo sulla trattativa Stato-Mafia. “Io ho detto una cosa molto precisa – dice la regista in una intervista al Fatto quotidiano – ovvero che Riina e Bagarella hanno il diritto di assistere al loro processo perché è la legge che lo dice, ma è ovvio che la parola solidarietà accanto ai loro nomi è una provocazione”.
Sono pentita ogni tanto mi dimentico di vivere in un paese di ipocriti collusi e parlo come se mi rivolgessi a persone libere
— SabinaGuzzanti (@SabinaGuzzanti) 9 Ottobre 2014
“Le reazioni – aggiunge – dimostrano il conformismo e l’ipocrisia di tanti italiani perché di fronte a una provocazione di questo tipo tutti sentono di potersi indignare. Ma nessuno si indigna di fronte alle prove che una bella fetta delle nostre istituzioni sta dalla parte della criminalità e lavora contro la nostra democrazia. Matteo Orfini (presidente del Pd, n.d.r) si è indignato ma non è andato a vedere il mio film che dimostra che stanno facendo le riforme con Silvio Berlusconi, in mano ai mafiosi. Lo sappiamo bene che i mafiosi sono cattivi ma i traditori delle istituzioni sono altrettanto cattivi”.
La “provocazione” della Guzzanti, infatti, a molti è sembrata soltanto una strategia di marketing per pubblicizzare il suo ultimo film “La trattativa” che nei primi giorni al cinema si è rivelato un flop.
Andate a vedere #latrattativa e capirete perché i traditori nelle istituzioni fanno più schifo dei mafiosi o perlomeno stanno alla pari
— SabinaGuzzanti (@SabinaGuzzanti) 9 Ottobre 2014
La comica non pensa di poter ferire i familiari delle vittime: “I familiari sono consapevoli che le stragi sono state compiute con la complicità delle istituzioni”.