Cala il sipario sul Festival del film di Roma: premiati “Trash” e “Fin qui tutto bene”

di Redazione

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Cala il sipario sul Festival del film di Roma: premiati “Trash” e “Fin qui tutto bene”

| sabato 25 Ottobre 2014 - 19:26

La pellicola firmata da Stephen Daldry “Trash” vince la sezione Gala del Festival del film di Roma. Per Cinema d’Oggi a vincere è “12 Citizens” di Xu Ang; per Mondo Genere “Haider” di Vishal Bhardwaj; per Cinema Italia (Fiction) “Fino a qui tutto bene” di Roan Johnson e per la categoria documentario “Looking for Kadija” di Francesco G. Raganato. 

 

 

La giuria presieduta da Federico Schiavi (produttore) e composta da Valeria Adilardi (produttrice), Mario Balsamo (regista), Ilaria De Laurentiis (montatrice) e Paolo Petrucci (regista e montatore) ha assegnato il premio DOC/IT al Migliore Documentario italiano del festival del film di Roma a: “Largo Baracche” di Gaetano Di Vaio (Prospettive Italia). Una menzione speciale è andata a “Roma Termini” di Bartolomeo Pampaloni (Prospettive Italia).

Tra tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni (Selezione Ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele) del Festival del Film di Roma la giuria, presieduta da Jonathan Nossiter (regista) e composta da Francesca Calvelli (montatrice), Cristiana Capotondi (attrice), Valerio Mastandrea (regista, attore, produttore) e Sydney Sibilia (regista), ha assegnato il Premio Taodue Camera d’Oro alla migliore opera prima a Andrea Di Stefano per la regia di “Escobar: Paradise Lost” (Gala); a Laura Hastings-Smith come migliore produttore per “X+Y” di Morgan Matthews (Alice nella città). Menzione specialea Last Summer di Lorenzo Guerra Seràgnoli (Prospettive Italia).

Il premio “Marco Aurelio o Sorriso diverso Roma” è stato assegnato ai film “Biagio” di Pasquale Scimeca e “We are young. We are strong di Burhan Qurbani, nella sezione “Cinema d’oggi”.

Il premio L.A.R.A. (Libera Associazione Rappresentanza di Artisti) al miglior interprete italiano è andato a Marco Marzocca per il film ‘Buoni a nulla’ di Gianni Di Gregorio, menzione speciale a Silvia D’Amico per il film ‘Fino a qui tutto bene’ di Roan Johnson.

Ritengo la mia esperienza conclusa, il mio era un mandato triennale, c’è stato molto da imparare e l’ho fatto”, saluta così il direttore artistico del Festival Marco Muller. “In questi tre anni – ha spiegato Muller – ho cercato di adeguare la proposta del festival alle richieste che arrivavano man mano, e non è stato facile: siamo partiti con un festival importante con grandi prime e grandi nomi che voleva competere con gli altri, poi piano piano abbiamo deciso di scegliere anche prime europee. Adesso quest’anno è arrivata la sterzata decisiva, la festa. Ho imparato tanto, non solo da Roma, da 30 anni di ‘fabbricazione di festival’, ora cercherò di mettere a frutto tutto questo nell’insegnamento, continuando nel mio ruolo di docente di stili e tecniche del cinema presso l’Accademia di Architettura. Non posso che ritenere questa esperienza che conclusa”.

La serata conclusiva è stata affidata a Nicoletta Romanov. Il Festival del Film ha visto passare dalla Capitale, dal 16 ottobre a oggi, personaggi nostrani e divi internazionali, del mondo del cinema e della musica. L’Auditorium Parco della Musica è stata il punto di riferimento per tutti gli appassionati di cinema e non solo, ospitando proiezioni, mostre, eventi, convegni, dibattiti. I 1300 metri quadrati del viale che conduce alla Cavea saranno trasformati in uno dei più grandi red carpet al mondo.

 

 

Il pubblico ha avuto a disposizione sette sale (Santa Cecilia, Sinopoli, Petrassi, Teatro Studio Gianni Borgna, Studio 3, Auditorium MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, cinema Multisala Barberini) più una sala virtuale su piattaforma digitale. Accanto all’Auditorium il Villaggio del Cinema, costituito da padiglioni e stand in acciaio, vetro e legno, appositamente realizzati per la manifestazione e i suoi visitatori. La programmazione del Festival ha coinvolto anche l’area di via Veneto: la strada simbolo del cinema italiano ha ospitato, presso l’Hotel Bernini Bristol, il Mercato Internazionale del Film. I convegni si sono tenuti presso la Casa del Cinema a Villa Borghese. AuditoriumArte ha accolto proiezioni e incontri di settore e istituzionali.

A chiudere le proiezioni “Andiamo a quel paese”, il nuovo lavoro di Salvatore Ficarra e Valentino Picone. Il duo comico palermitano, protagonista di alcuni dei più importanti programmi televisivi di intrattenimento dell’ultimo decennio come “Striscia la Notizia”, “Zelig”, “L’ottavo nano”, torna dietro la macchina da presa dopo i successi ottenuti con Nati stanchi, Il 7 e l’8, La Matassa e Anche se è amore non si vede. Ficarra e Picone – ancora una volta autori della sceneggiatura, registi e interpreti principali – ambientano la loro nuova commedia in Sicilia raccontando le spassose vicende di due disoccupati che, tornati nel loro paese d’origine, immaginano un’originale soluzione per uscire dalla crisi. Nel cast, Fatima Trotta, attrice e conduttrice televisiva della trasmissione satirica “Made in Sud”, e Tiziana Lodato interprete per registi come Giuseppe Tornatore, che la scelse ne L’uomo delle stelle (1995), Emanuele Crialese e Franco Battiato. Con loro sul set anche Nino Frassica, protagonista di alcuni storici programmi televisivi degli anni ottanta (“Quelli della notte”, “Indietro tutta!”), oggi interprete di apprezzate fiction per il piccolo schermo (“Don Matteo”, “Ho sposato uno sbirro”, “L’ispettore Coliandro”).

Il Festival renderà poi omaggio a Philip Seymour Hoffman, premio Oscar® per Truman Capote – A sangue freddo, candidato all’Academy Award altre tre volte per La guerra di Charlie Wilson, Il dubbio e The Master, con la proiezione de La spia – A Most Wanted Man, ultima interpretazione dell’attore scomparso lo scorso febbraio all’età di quarantasei anni. Il nuovo film di Anton Corbijn, tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carré, è un action thriller ambientato tra Amburgo e Berlino che vede coinvolti un misterioso uomo in fuga, un banchiere britannico, una giovane avvocatessa idealista e il capo di un’unità segreta di spionaggio tedesca.

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