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Mario Francese, ricorre l’anniversario della morte | È stato ucciso dalla mafia 36 anni fa

di Redazione

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Mario Francese, ricorre l’anniversario della morte | È stato ucciso dalla mafia 36 anni fa

| lunedì 26 Gennaio 2015 - 12:07
Mario Francese, ricorre l’anniversario della morte | È stato ucciso dalla mafia 36 anni fa

Ricorre oggi il 36esimo anniversario della morte di Mario Francese, il cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979, in viale Campania a Palermo.

Il gruppo siciliano dell’Unione nazionale cronisti (Unci) questa mattina ha ricordato il giornalista: “Si rinnova l’appuntamento con il ricordo di un grande cronista che, per primo – dice Leone Zingales, presidente dell’Unci Sicilia – svelò gli intrecci tra la mafia corleonese e i comitati d’affari palermitani in un periodo in cui non era stata ancora pienamente focalizzata la figura criminale del boss Salvatore Riina”.

All’iniziativa è intervenuta anche la vedova del cronista, la signora Maria. Presente anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, il prefetto Francesca Cannizzo e i vertici delle forze dell’ordine, oltre al presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Riccardo Arena, i vertici dell’Assostampa e il gruppo dirigente dell’Unione cronisti siciliana.

Francese iniziò la carriera come telescriventista dell’Ansa, successivamente iniziò a collaborare come giornalista con il quotidiano “La Sicilia” di Catania. Nel 1958 intraprese una collaborazione con il “Giornale di Sicilia” di Palermo dove si occupò di cronaca giudiziaria, entrando in contatto con gli scottanti temi del fenomeno mafioso.

Si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai corleonesi del 1969 a Bari, dell’omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo. Francese fu l’unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Antonietta Bagarella. Nelle sue inchieste entrò profondamente nell’analisi dell’organizzazione mafiosa, delle sue spaccatture, delle famiglie e dei capi, specie del corleonese legata a Luciano Liggio e Totò Riina. Fu un fervente sostenitore dell’ipotesi che quello di Cosimo Cristina fosse un assassinio di mafia.

La sera del 26 gennaio 1979 venne assassinato davanti casa. Per l’assassinio sono stati condannati: Totò Riina, Leoluca Bagarella (che sarebbe stato l’esecutore materiale del delitto), Raffaele Ganci, Francesco Madonia, Michele Greco e Bernardo Provenzano.

Le motivazioni della condanna nella sentenza d’appello furono: “Il movente dell’ omicidio Francese è sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un’approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni ’70”.

Nel 2002 si suicidò il figlio trentaseienne Giuseppe, anche lui giornalista al Giornale di Sicilia, che per anni si era dedicato a inchieste sulla ricostruzione dell’omicidio del padre.


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