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Primo maggio, l’accusa dei sindacati da Pozzallo | “Europa cieca davanti al dramma dei migranti”

di Redazione

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Primo maggio, l’accusa dei sindacati da Pozzallo | “Europa cieca davanti al dramma dei migranti”

| venerdì 01 Maggio 2015 - 14:19
Primo maggio, l’accusa dei sindacati da Pozzallo | “Europa cieca davanti al dramma dei migranti”

L’attenzione è stata dedicata all’accoglienza e alla solidarietà, Da Pozzallo, porto siciliano, luogo di approdo di migliaia di migranti nel Mediterraneo Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto all’unisono un cambiamento di rotta, all’Europa e all’Italia, riguardo alle politiche dell’accoglienza. Forte anche la domanda di un’“Europa del lavoro”, più attenta all’occupazione, allo sviluppo e alla crescita. Forti le critiche al governo italiano, dal Def alle pensioni, fino alla scuola. Alla fine dei comizi i tre segretari generali hanno deposto una corona di fiori in mare, in ricordo dei migranti.

Per Carmelo Barbagallo della Uil, “Pozzallo sta affrontando un’immigrazione biblica, mentre l’Italia e l’Europa sono ciechi. Inconcepibile che sia stato lasciato solo il Mezzogiorno, dove i migranti approdano in fuga dalle violenze, affrontano un viaggio e molti finiscono in acqua. L’immigrazione è un affare per gli scafisti trafficanti di morte, per il lavoro nero e il precariato”. Barbagallo ha parlato anche dell’esecutivo: “Ieri c’è stata una sentenza della Corte costituzionale, che ha bocciato il blocco degli adeguamenti previdenziali nella riforma Fornero, ci ha fatto capire quante leggi sbagliate sono state fatte in questi anni. Chiederemo al governo di restituire il maltolto”.

Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha definito l’Europa “egoista, troppo vecchia, troppo chiusa. L’Europa del fiscal compact, superato dalle decine di migliaia di posti di lavoro persi. Vogliamo l’Europa del lavoro e della solidarietà – ha detto Furlan -, che riconosca la dignità umana”. Furlan ha ringraziato papa Francesco “per le cose che continua a dire, che devono fare in modo che ogni coscienza si ribelli rispetto a egoismo e indifferenza”. “Al governo europeo chiediamo di agire. Non basta chiudere le frontiere, ognuno ha diritto di venire in Europa per salvare la propria vita. il trattato di Dublino va cambiato”. Bisogna “aprire le braccia ai profughi, vogliamo l’Europa della pace, motore di pace e solidarietà tra i paesi europei e in tutto il mondo”.

Ma l’Europa deve anche “ripartire dal lavoro. Il lavoro è solidarietà, unisce. È futuro. Non si creano i posti di lavoro con le regole, si creano con la crescita, con lo sviluppo. Siamo inquietati dal Def del governo, che non stanzia quasi nulla per crescita e lavoro. La politica discute di tutto meno che di crescita e di occupazione”.

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, si è rivolta “A tutti quelli che parlano su blocchi navali e sparare sui barconi, “vogliamo ricordare che il nostro paese ripudia la guerra. È stato un errore cancellare Mare Nostrum. Se vogliamo la pace dobbiamo prepararla, occorre attivare subito corridoi umanitari e diritto di asilo in tutti i paesi. Non si può giocare con la paura dei migranti e del lavoro che manca: chi lo fa è lo stesso che sostiene che cancellando diritti si creano posti di lavoro. Ma non basta un decreto per creare occupazione, come dimostra il record di disoccupati nel nostro paese”.

Il segretario della Cgil ha ribadito le proposte del sindacato: “Serve un grande piano di risanamento del paese, per creare lavoro e rimettere in moto le speranze delle famiglie. L’unica ossessione del governo dovrebbe essere creare lavoro e dare speranza. Tra l’altro l’esecutivo è stato smentito dai numeri, che dicono che è cresciuta la disoccupazione giovanile. Basta con un uomo solo al comando, si torni alla Costituzione e al suo spirito: la Carta c’è ancora, come dimostra la sentenza di ieri della Consulta. Torniamo all’articolo 1 della Costituzione, che dice che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. Serve un cambiamento, ma il cambiamento non può cancellare l’uguaglianza, la dignità delle persone e i diritti. Il nostro programma riparte da una parola sola: lavoro. Ci vediamo in piazza il 5 maggio per lo sciopero della scuola”, conclude.

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