Agrigento, esplosione vulcanelli: tre indagati | Due fratellini morirono nella riserva di Maccalube

di Redazione

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Agrigento, esplosione vulcanelli: tre indagati | Due fratellini morirono nella riserva di Maccalube

| mercoledì 03 Giugno 2015 - 11:23

Il direttore della Riserva di Maccalube, Domenico Fontana, e due dipendenti, Daniele Gucciardo e Francesco Gendusa sono stati  iscritti nel registro degli indagati, con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo plurimo. Sarebbero responsabili della morte di Laura e Carmelo Mulone, i fratellini di 7 e 10 anni, rimasti sepolti lo scorso settembre da una colonna di fango dopo l’esplosione di un vulcanello nella Riserva che si trova ad Aragona, in provincia di Agrigento.

La tragedia accadde il 27 settembre scorso. I due bambini erano insieme al padre che li aveva portati alla Riserva per festeggiare il compleanno del maschietto. Improvvisamente la terra cominciò a tremare, ci fu un’esplosione e si sollevò una colonna di fango di 40 metri che seppellì i due bambini. Il padre venne trascinato via e salvato dalla Protezione civile. La bambina fu ritrovata subito, mentre il corpo del fratellino fu recuperato solo in serata. Dopo mesi di indagini, la procura ha individuato nei gestori della Riserva i responsabili del fatto: non avrebbero messo in sicurezza l’area. Domenico Fontana è anche il presidente di Legambiente Sicilia.

“La mia iscrizione nel registro degli indagati e quella dell’operatore della riserva, Daniele Gucciardo, oltre che del dirigente regionale responsabile delle aree protette, non ci sorprende, ce lo aspettavamo da tempo. Siamo consapevoli di come, di norma, vicende così tragiche si sviluppano dal punto di vista giudiziario. Resta intatto il nostro sincero dolore per la morte dei fratelli Laura e Carmelo Mulone”. Così Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia, commenta la notizia degli avvisi di garanzia per l’incidente del 27 settembre nella riserva delle Macalube di Aragona (Ag). “Abbiamo contribuito sin dal primo istante all’accertamento della verità, fornendo all’autorità giudiziaria tutto quanto in nostro possesso, e continueremo a farlo. Siamo assolutamente tranquilli e certi di potere dimostrare la nostra estraneità ai fatti contestati – conclude Fontana – perché abbiamo sempre fatto tutto il possibile per ridurre i rischi connessi alla fruizione della natura all’interno delle riserve regionali che gestiamo come Legambiente”.

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