“Le mie prigioni” di Rosario Crocetta | L’ennesimo sfogo del governatore siciliano

di Redazione

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“Le mie prigioni” di Rosario Crocetta | L’ennesimo sfogo del governatore siciliano

| mercoledì 22 Luglio 2015 - 17:07

(g.m.) Riportiamo per dovere di cronaca l’ennesimo sfogo del presidente della Regione siciliana Crocetta. Ma qualcuno dovrebbe forse spiegargli che sarebbe meglio il silenzio. 

“Sembra quasi surreale che coloro che per giorni hanno ipotizzato una strage non sentano il bisogno di chiedere pubblicamente scusa al  popolo siciliano e pur di continuare la loro campagna denigratoria, continuano  a rappresentare una storia tutta fantasiosa, quasi presa da un testo di Alfred  Jarry. Come ad esempio quel testo titolato proprio “gesti ed opinioni del dottore Faustroll, patafisico”, del 1911”, lo dice il governatore siciliano Rosario Crocetta in una nota.

“Il mio medico lo frequentavo in quanto medico e non sono il solo cittadino – continua Crocetta – palermitano che si sia rivolto alle cure del medesimo. Cure che per quel che mi  riguarda sono state persino efficaci. D’altra parte essendo diabetico, andavo  nel suo studio almeno ogni 15 giorni. Andiamo ai fatti. La circostanza che  Tutino abbia detto quella frase su Lucia Borsellino è smentita da tutte le  procure siciliane. Che quella frase io l’abbia mai sentita non è stato neppure  esplicitato da l’Espresso. E così dopo lo shock stragista, si passa ai sottili  argomenti della denigrazione umana e politica. La foto di Tutino in prima  pagina che mostra i suoi muscoli – chissà forse sono amanti? – per un gay  l’accusa ci sta; solo che Tutino è eterosessuale, persino machista, un  presidente prigioniero politico di un medico che rappresenta il potere della  sanità in Sicilia. Quali affari legano me e Tutino? Quali aziende abbiamo in  comune? Quali affari ha Tutino? Quali affari ho io? Si indaghi. E quel patto  scellerato, da quali interessi può essere nato, se non ci sono? Non possiedo  cliniche, non possiedo aziende di nessun tipo, non c’è niente per cui mi si  possa accusare”.

“Il gossip da tre soldi però – continua la nota – tutto provinciale, tutto  riconducibile alla mediocrità dei soggetti che lo praticano -” omnia immunda,  immundis” – le cose immonde agli immondi. Andiamo ai manager della sanità.  Chiunque può sognare persino di condizionare le mie scelte, ma rimangono sogni,  castelli in aria. Il manager di Agrigento Ficarra aveva molte ragioni di  risentimento nei confronti di Sampieri, se è vero com’è vero che ha avuto  contro di lui ben due cause che aveva già vinto difronte al tribunale di Gela.  La commissione di valutazione dei manager era composta da tre personalità  indiscutibili, un magistrato, un professore della Normale di Pisa, un  rappresentante dell’Agenas. Con tale commissione io non ho mai interloquito. La  selezione che viene effettuata riguarda 38 aspiranti manager. La legge ci  consentiva, ed era persino opinione diffusa in Parlamento, di scegliere al di  là della valutazione della commissione, all’interno della lista di diverse  centinaia di ammessi dove qualche amico escluso, onestamente c’era. Non solo  mio ma di tanti politici. Con Lucia decidiamo di attenerci rigorosamente ai risultati della commissione  e persino di restringere i criteri di selezione, escludendo dall’attribuzione  dell’incarico tutti coloro che avevano ricoperto incarichi manageriali  precedenti, per dare un segno di discontinuità, salvo un paio di eccezioni  derivate dalla supervalutazione della segreteria tecnica dell’Assessorato. Di escludere ancora tutti coloro che venivano dalla sanità privata, coloro che  non aveano titoli sanitari, coloro che avevano fatto performance negative nelle  aziende e coloro che avessero fatto uso sistematico, nell’affidamento di beni e  servizi di affidamenti diretti, di trattative negoziate, di proroghe e  trattative private. Alla fine i manager nominabili erano rimasti in 22., se si  considerano coloro che, nel frattempo, per effetto dell’abbassamento dei  compensi, da noi deciso, hanno scelto di lavorare altrove”.

“È immaginabile che  in una lista di 22, per 18 posti – aggiunge il presidente della Regione siciliana –  ci potesse essere, seriamente, qualcuno che  potesse influire sulle scelte. Può essere accaduto che qualcuno si sia rivolto  inutilmente e persino stupidamente a tanti, magari non intercettati, e anche  al mio medico ritenendo che questi potesse condizionarmi; il Crocetta  presidente, che non ascolta le sirene di alcuno, è improvvisamente nel gioco  surreale degli inganni, dopo essere stato accusato di agire per due anni e  mezzo in totale autonomia, diventa prigioniero del cerchio magico di potere del  suo medico. Nessuno può pensare che io abbia tradito Lucia Borsellino, per non  avere riferito i desiderata di tanti, segno chiaro invece che non intendevo  affatto tradirla poichè delle tante sollecitazioni pervenute, e sicuramente non  dal mio medico, non ne abbiamo tenuto conto nè io nè lei. Le ho considerate  parole al vento che hanno persino determinato scontri violentissimi causati da  soggetti che non sono stati accontentati. Questi sono i fatti. La lista dei  manager pervenuta in giunta è stata selezionata dalla segreteria tecnica, non  nominata da me, dell’Assessorato, e su quella base senza eccezione alcuna si è  scelto. Non c’è stata nessuna influenza neppure indiretta su Lucia Borsellino,  nè su di me. Questi sono i fatti. D’altra parte non ho mai avuto alcun rapporto  nè pubblico nè privato con nessuno di quei manager nominati e, il 90% di loro  mi era sconosciuto, proprio perchè non conosco nessuno nel mondo della sanità  siciliana. Nessuno mi può rimproverare nè rapporti nè complicità o condivisioni  di interessi. Ho persino difficoltà nel curarmi poichè non conosco neppure i  medici a Palermo. Migliore l’ho conosciuto sulla base di una richiesta sua  personale poichè voleva rappresentarmi alcune proposte di miglioramento e  razionalizzazione della sanità siciliana. Lo mandammo come commissario all’Asp  di Messina, dove tutti lo rimpiangono per la grande capacità che aveva  dimostrato, capacità indiscussa e con un giudizio positivo da parte sia di  tutto il mondo sanitario della Sicilia che dell’assessorato salute”.

“Non si  butti, dunque – sottolinea ancora Crocetta – nella fornace un’indiscussa personalità, sulla base del fatto  che essendo palermitano e appartenente al mondo sanitario della città, potesse  avere rapporti di amicizia con Tutino. D’altra parte i rapporti di amicizia con  Matteo Tutino a Palermo li hanno in tanti, e ce li hanno avuti in tanti a  Palermo. Anche Toto’ Cuffaro si rivolse a lui per dimagrire. Solo che nessuno  teorizzò che Tutino potesse influenzare le scelte di quel presidente, non  essendo Toto’ gay. Nel mio caso, c’è l’irragionevole dubbio. Ci sarebbe da morire di risate se non fosse una vicenda tragica e persino  golpista. A Totò Cuffaro infatti rimproverarono ben altri rapporti, compreso  quello della famosa clinica di Bagheria riconducibile alla mafia siciliana, che  suggeriva le tariffe della sanità. Coloro che si indignano oggi, allora non si  indignarono fino a chiedere la mozione di sfiducia, anche in presenza di una  condanna penale. Oggi la Magistratura continua a smentire tutto e ad affermare  che la politica non può utilizzare inesistenti fatti giudiziari per regolare i propri conti”.

“Non ho commesso reati  – precisa Crocetta –  non sono influenzabile da alcuno, ho denunciato  miliardi di malaffare, ho destituito dirigenti inquisiti per corruzione, ne ho  persino denunciati diversi, ho abbassato gli stipendi dei dirigenti  riportandoli al minimo in Italia e poi il resto verrà spiegato in Assemblea. Ho avuto il coraggio di licenziare 90 ex Pip accusati di associazione a  delinquere di stampo mafioso appartenenti alle principali cosche di Palermo.  Ho sempre denunciato il malaffare, da assessore comunale, da sindaco, da  parlamentare europeo impegnandomi nella costituzione della commissione di  indagine delle mafie in Europa, nella quale sono stato primo vicepresidente, ho  contribuito a fare arrestare decine di mafiosi ed attaccare il loro patrimonio.  Non possiedo null’altro di quello che proviene dal mio reddito ufficiale. Non  ho attività lavorative secondarie, non ho mai fatto parte di alcun Cda, se non  nel direttivo dell’associazione Antiracket di Gela. Ho tagliato spese di  rappresentanza e costi di consulenze. Si vuole ridere sui miei privatissimi  rapporti che non determinano alcuna scelta pubblica? Mi si vuole continuare a  denigrare? Lo si continui a fare pure, solo che oggi per effetto di questa  campagna infame io ho ricevuto una lettera anonima dove c’è scritto “PERCHE NON  SI UCCIDE LEI?”. Chi mi risarcirà di tutto questo, chi risarcirà la Regione e  il popolo siciliano dell’ennesima ignominia fabbricata da menti perfide  interessate solo al malaffare. Prendano pure le distanze tutti. Nel dubbio ci  si creda e nel dubbio ognuno pensi a salvare le proprie carriere per dire di  essere estraneo al “cerchio magico” di Crocetta e nel frattempo non comprovare  di essere nel cerchio magico dei potentati veri, quelli che rubano i soldi dei  siciliani. Si continui così, uccidendo secondo per secondo un uomo colpevole di  voler tagliare il malaffare. Lo si faccia fino in fondo per ragioni anche  “nobili” legate alla ragione di Stato. Si vada avanti. Si costruiscano pure  altri falsi dossier e li si pubblichi pure. Prima o poi i responsabili veri di  questa montagna di menzogne saranno scoperti e la vergognosa ignominia di cui  oggi io sono vittima si ritorcerà contro i carnefici, contro coloro che hanno  armato quelle mani e contro coloro che per vigliaccheria, per compiacenza, per  bieco interesse politico, la pistola dalle mani degli assassini, non l’hanno  voluta togliere. Si vergognino difronte alla loro coscienza, ai loro familiari,  difronte alla storia, difronte al popolo italiano e siciliano”.

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Aut. del tribunale di Palermo n.20 del 27/11/2013
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