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Torino, riciclaggio della ‘ndrangheta: 4 arresti | Sequestrati circa 5 milioni tra beni e società

di Redazione

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Torino, riciclaggio della ‘ndrangheta: 4 arresti | Sequestrati circa 5 milioni tra beni e società

| mercoledì 22 Luglio 2015 - 07:49
Torino, riciclaggio della ‘ndrangheta: 4 arresti | Sequestrati circa 5 milioni tra beni e società

Un altro duro colpo alla ‘ndrangheta operativa nel nord Italia. Il Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Torino ha dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un pregiudicato, due imprenditori ed un noto professionista torinese, sequestrando preventivamente beni mobili, immobili, aziende e quote societarie, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.

Sono state inoltre effettuate 30 perquisizioni domiciliari in Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio e Calabria. Gli arrestati sono accusati di “riciclaggio aggravato dall’aver agevolato un’organizzazione di tipo mafioso, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, trasferimento fraudolento di valori ed emissione di documentazione per operazioni finanziarie inesistenti”.

Le indagini hanno accertato che il boss della ‘ndrangheta Francesco Ietto, già agli arresti domiciliari presso la propria abitazione di San Colombano al Lambro (Milano)per associazione a delinquere di stampo mafioso, di fatto gestiva l’attività di riciclaggio di ingenti somme di denaro “accumulate, a partire dagli anni ’80, dalla cosca Ietto/Cua/Pipicella di Natile di Careri (Reggio Calabria), mediante i sequestri di persona ed il traffico di stupefacenti.

Avvalendosi di imprenditori “che accettavano, dietro compenso, di emettere fatture false o gonfiate, oppure intestando società di comodo a prestanome insospettabili, Ietto era riuscito ad immettere il denaro sporco nel circuito dell’economia legale piemontese”. Per gli inquirenti, “ruolo chiave ha rivestito Pasquale Bafunno, noto commercialista torinese, già coinvolto in altre indagini per aver agevolato organizzazioni criminali di tipo mafioso”.

Bafunno è stato l’ideatore di un sistema in grado di trasformare semplici fatture per operazioni inesistenti, in continuo e periodico denaro contante. Grazie alla “consolidata esperienza professionale e all’elevato numero di clienti gestiti, il “ragioniere della ’ndrangheta” era riuscito a creare un sistema di documentazione contabile intersocietaria, fittiziamente basato su rapporti commerciali e movimentazione finanziaria, tale da rendere difficoltosa la ricostruzione dei flussi economici da parte degli organi addetti al controllo”.

Parte del denaro riciclato varcava i confini nazionali, confluendo nei conti svizzeri e monegaschi intestati al Bafunno stesso. Nell’ambito dell’operazione sono state, altresì, indagate a piede libero altre sei persone, tra le quali figura anche Domenico Luca Trimboli (classe 1986), nipote del noto Domenico Trimboli , narcotrafficante arrestato in Colombia dopo una lunga latitanza e considerato il più importante referente italiano dei cartelli colombiani per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di stupefacenti.

Il giovane Trimboli è accusato di aver rivestito il ruolo di “factotum” di Ietto “stante la sua ridotta capacità di azione per effetto degli arresti domiciliari, ed in particolare di aver costituito il “trait d’union” tra quest’ultimo e il commercialista Bafunno. Trimboli risulta, inoltre, aver assunto fittiziamente la carica di amministratore di alcune società, di fatto gestite da Ietto, costituite ad hoc per finalità di riciclaggio.

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