Rio 2016, atletica: gli occhi del mondo su Caster Semenya

di Redazione

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Rio 2016, atletica: gli occhi del mondo su Caster Semenya

| mercoledì 17 Agosto 2016 - 16:35
Rio 2016, atletica: gli occhi del mondo su Caster Semenya

In ogni grande competizione internazionale che si rispetti non manca Caster Semenya e le relative voci sul suo reale sesso.

L’atleta sudafricana, specializzata negli 800 metri, di cui è stata campionessa mondiale a Berlino 2009 e vice-campionessa olimpica a Londra 2012, ha preso parte anche alle Olimpiadi di Rio dove punta a riconfermarsi sul podio e visto i tempi fatti registrare quest’anno difficilmente le sfuggirà l’oro.

La IAAF alcuni anni fa ha chiesto, alla Federazione sudafricana di atletica leggera, chiarimenti al fine di dissipare le insistenti voci secondo le quali, dietro ai tratti somatici così mascolini dell’atleta, si celi in realtà un uomo. I risultati dei primi test dissero che Caster Semenya era uno pseudoermafrodita: all’interno del suo organo genitale al posto di utero e ovaie ci sarebbero i testicoli.

Sette anni di dubbi e cambi di regolamento. Negli anni, infatti, per verificare l’eleggibilità degli atleti, erano stati introdotti diversi test di genere quali esami fisici, verifiche cromosomiche e, più di recente, ormonali, anche sui livelli di testosterone (iperandrogenismo). La Iaaf, nell’aprile 2011, dopo avere imposto alla Semenya un anno di stop (aveva livelli troppo alti), ha adottato nuove regole ponendo quale limite di accettabilità 10nmol/L. Chi avesse presentato un livello superiore, per poter gareggiare, avrebbe dovuto assumere ormoni per rientrare nei parametri. La Semenya ha fatto proprio ciò e la conseguenza si è vista nelle prestazioni che sono peggiorate. Basta paragonare il risultato del 2009, negli 800, dove era scesa a 1’55”45, e quella tra il 2014 e il 2015, anni in cui non ha fatto meglio di 2’02”66.

La Iaff, però a luglio del 2015 ha dovuto sospendere  il proprio regolamento dopo che la sprinter indiana Dutee Chand, esclusa in extremis dai Giochi dal Commonwealth di Glasgow 2014 per iperandrogenismo, ha vinto il ricorso presentato al Tas. La corte di Losanna ha sostenuto che le prove che alti livelli di testosterone favoriscano le prestazioni, non sono sufficienti per negare a un’atleta l’eleggibilità. La conseguenza è stata che la Semenya ha potuto sospendere le cure ormonali tornando, quest’anno, a prestazioni ottime e centrando il tempo di 1’55”33 a Montecarlo lo scorso 15 luglio.
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