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Ong, scontro Minniti-Delrio sul codice di condotta | Il ministero dell’Interno auspica “più durezza”

di Redazione

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Ong, scontro Minniti-Delrio sul codice di condotta | Il ministero dell’Interno auspica “più durezza”

| lunedì 07 Agosto 2017 - 10:52
Ong, scontro Minniti-Delrio sul codice di condotta | Il ministero dell’Interno auspica “più durezza”

È scontro frontale tra il ministro dell’Interno Marco Minniti e quello dei Trasporti, Graziano Delrio, dopo l’episodio della nave di Medici senza frontiere (Msf) alla quale è stato impedito di entrare nelle acque italiane per il trasbordo dei migranti soccorsi.

Al centro del dibattito c’è il codice di condotta delle Ong: “Chi non ha firmato il Codice di condotta non potrà far parte del sistema di salvataggio che risponde all’Italia”, ha detto l’altro giorno il ministro Minniti. Lo dimostra, infatti, la procedura tenita dalla nave Prudence di Medici senza Frontiere che non è entrata nelle acque territoriali italiane per trasbordare i 127 migranti fermandosi a 33 miglia da Lampedusa.

Si tratta, in pratica, della stessa procedura attuata molte altre volte in passato. La stessa Msf precisa: “Tutto si è svolto in modo regolare. Noi continuiamo a lavorare, a stare in mare per salvare persone. Continuiamo a collaborare con la Guardia Costiera, come abbiamo sempre fatto. Se ci sono nuove modalità operative, ci adatteremo. Per noi va bene così, anche se ora ci coinvolgono meno per i soccorsi”.

Dal canto suo il premier Paolo Gentiloni non ha preso una decisione definitiva e fa da mediatore tra i due dicasteri. Di certo, come riporta il Corriere della Sera, il Codice delle Ong adottato dal governo italiano, in sintonia con l’Unione Europea, non autorizza di chiudere i porti.

 

Con una lettera al “Corriere della sera”, Medici Senza Frontiere spiega come “è possibile salvare vite in mare, nel rispetto delle leggi e senza pregiudicare l’indipendenza umanitaria”. “Purtroppo – prosegue l’Ong – il Codice non ha la priorità di salvare vite”. Invece l’organizzazione propugna il “solo obiettivo di fornire assistenza alle popolazioni vulnerabili”.

Per questo motivo, proseguono, “l’azione umanitaria deve essere sempre distinta da qualunque attività investigativa o politico-militare. Sia chiaro che Msf non ha alcun problema a ricevere a bordo la polizia, accade così a ogni sbarco. Ma in nessuno dei 70 paesi in cui operiamo accettiamo armi nei nostri progetti. Da sempre salviamo vite nel rispetto della legge. Il Codice non è una legge”.

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