È durato quasi dieci minuti il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, inevitabilmente, ha fatto un accenno alle prossime consultazioni elettorali.
“Mi auguro un’ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese”, ha detto. “Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 e che quest’anno votano per la prima volta”, ha quindi aggiunto il Capo dello Stato.
Le elezioni “aprono una pagina bianca” che continua il presidente dovrà essere “scritta dagli elettori” e, successivamente, “dai partiti” che dovranno avere ben presente che “l’orizzonte del futuro costituisce il vero oggetto dell’imminente campagna elettorale”.
“Spero in ampia partecipazione al voto” – Il Capo dello Stato ha richiamato di fatto i cittadini italiani e i loro rappresentanti in Parlamento ad impegnarsi, in termini diversi ovviamente, per il futuro del Paese. Ai primi, con evidente riferimento al tema dell’astensionismo sempre più presente nelle nostre competizioni elettorali, ha chiesto “un’ampia partecipazione al voto”, senza che “nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese”.
“I partiti guardino al futuro, per governare i cambiamenti” – Ai partiti invece ha detto che “occorre preparare il domani. Interpretare e comprendere le cose nuove”. Certo, ha aggiunto, “la parola futuro può anche evocare incertezza e preoccupazione”. Ma, sono state ancora le parole di Mattarella, “i cambiamenti vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità”.
Ha poi ricordato, “l’autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento”. Per Mattarella “la cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita”.
Mattarella, chiarendo che “non è mio compito formulare indicazioni”, ha sottolineato che “ancora una volta, il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. È necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano”.
Al termine del discorso, il presidente della Repubblica ha voluto rivolgere “un saluto a quanti, questa sera, non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza. A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare”.