Osservatore Romano, “suore ridotte in schiavitù”

di Veronica Mandalà

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Osservatore Romano, “suore ridotte in schiavitù”

| venerdì 02 Marzo 2018 - 12:04

La schiavitù femminile è un male difficile da estirpare anche nel mondo della Chiesa: suore ridotte in schiavitù che svolgono lavori domestici spesso umilianti nelle abitazioni di preti, vescovi o cardinali, entro le strutture delle chiese, nelle scuole o negli ambulatori. Questo è in sintesi il quadro delineato dall’inchiesta realizzata dalla rivista mensile dell’Osservatore Romano “Donne Chiesa Mondo”.               

Lo sfruttamento delle suore

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato da una religiosa arrivata 20 anni fa dall’Africa che accoglie figure religiose da tutto il mondo. “Ricevo spesso suore in situazione di servizio domestico decisamente poco riconosciuto. Alcune di loro – ha dichiarato la suora all’Osservatore Romano – servono nelle abitazioni di vescovi o cardinali, altre lavorano in cucina in strutture di Chiesa o svolgono compiti di catechesi e d’insegnamento”.
 
“In questo tipo di ‘servizio’ le suore non hanno un orario preciso e regolamento, come i laici, e la loro retribuzione è aleatoria, spesso molto modesta”, ha aggiunto. Condizioni di schiavitù quelle in cui versano le suore, che raramente si siedono alla tavola che servono. Vicenda che ha rattristato suor Marie, la quale si è chiesta: “Un ecclesiastico pensa di farsi servire un pasto dalla sua suora e poi di lasciarla mangiare sola in cucina una volta che è stato servito? È normale per un consacrato essere servito in questo modo da un’altra consacrata? E sapendo che le persone consacrate destinate ai lavori domestici sono quasi sempre donne, religiose? La nostra consacrazione non è uguale alla loro?”.
 
Suor Paule ha inoltre spiegato che “spesso le suore non hanno un contratto o una convenzione con i vescovi o le parrocchie con cui lavorano”. “È un’ingiustizia che si verifica anche in Italia”, è stato il suo commento. Schiavitù, disuguaglianze e sfruttamento, tre elementi emersi dall’inchiesta realizzata dall’Osservatore Romano. Per tale motivo alcune suore hanno deciso di rompere il silenzio raccontando le loro testimonianze, come confermato da Suor Cecile: “Quando vengo invitata a fare una conferenza, non esito a dire che desidero essere pagata e qual è il compenso che mi aspetto”.
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