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Jihadisti in fuga, una rete che parte da Genova

di Andrea Profeta

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Jihadisti in fuga, una rete che parte da Genova

| giovedì 26 Aprile 2018 - 20:16
Jihadisti in fuga, una rete che parte da Genova

Ѐ la città di Nabil Benamir, noto come esponente importante dell’Isis. Ѐ la città di Giuliano Delnevo, avanguardia dei pochissimi foreign fighters italiani, sedotto dal Daesh e partito per l’addestramento. Un triste primato associa Genova alla jihad.

Oggi, l’attenzione, in città, torna ai massimi livelli. Due, infatti, sono i jihadisti in fuga, un libico e un siriano. Su di loro, grava il sospetto che volessero preparare un attentato proprio all’ombra della Lanterna.

Moftah Al Sllake: un’indagine che parte dall’FBI

Uno di loro si chiama Moftah Al Sllake. Ha 34 anni. Si nasconde tra i migranti che approdano in Sicilia con un gommone. Ha già combattuto, a Bengasi, per la formazione qaedista. E, giunto in Italia, frequenta comunità di accoglienza. Ѐ (quasi) insospettabile. Poi, a svegliare la polizia italiana è l’FBI. I federali, infatti, sospettano che Moftah non sia affatto un migrante. Al Sllake sarebbe un fondamentalista, con molti soldi, integratissimo in una rete di contatti libici che ha uno strano programma. Qualcosa (chissà cosa) da realizzare tra Sicilia, Lombardia e Liguria. Da allora, Moftah è pedinatissimo.

Alcuni di questi pedinamenti, poi, sono fortunati. E il sospetto si fa sempre meno sospetto. Moftah, infatti, si trova a Genova e, più in particolare, al centro commerciale Fiumara, quando il suo comportamento si fa poco equivoco. Ѐ il 9 marzo 2016. Il libico entra nel complesso, si avventura tra i negozi, sembra molto attento, ma non agli articoli in vendita. A quelli pare che non faccia neppure caso. Trascorrono 20 minuti esatti. Poi, Moftah si allontana e va via. 14 marzo, ennesimo pedinamento, stesse modalità. Al Sllake torna al Fiumara. Entra, torna ai negozi, ma non bada a nulla che sia acquistabile. Diventa evidente che non si tratta di shoppig. Moftah sta facendo delle (accurate) ricognizioni. Oggi, però, il presunto soldato Isis è scomparso. E sembra introvabile. Insieme a lui, è ricercato un altro fondamentalista, Abdalrhman Ismail, fratello di un noto scafista.

Il sistema ‘mimetico’ e il copione dei jihadisti italiani

Su Moftah Al Sllake e Abdalrhman Ismail pende un mandato di cattura internazionale. Appare probabile che, in concomitanza con i fermi di altri libici avvenuti nel Nord Italia nel 2016, i due abbiano deciso di far perdere le proprie tracce. Il processo, dunque, si celebrerà in loro assenza. Ma l’indagine, soprattutto quella su Moftah, è stata illuminante. Certo, lo scenario – rispetto al 2016 – è radicalmente mutato.

Ma il timore di attacchi terroristici è ancora piuttosto forte. E Moftah potrebbe essere il paradigma del sistema. Grande disponibilità economica (a cui ha accesso attraverso conti cifrati), costante opera di proselitismo ultra-radicale, capacità di mostrarsi indigente nelle varie città di residenza. Un copione studiato in ogni dettaglio.

La città di De André è dunque, anche, la città di Delnevo. Ma dallo snodo italiano dell’Isis potrebbe provenire anche il più forte contraccolpo: l’inchiesta che svela tutti i segreti del sistema ‘mimetico‘ dei jihadisti italiani.

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