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Tifoso ucciso, capo ultras libero: in carcere gli altri 3 accusati

di Redazione

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Tifoso ucciso, capo ultras libero: in carcere gli altri 3 accusati

| domenica 30 Dicembre 2018 - 09:28
Tifoso ucciso, capo ultras libero: in carcere gli altri 3 accusati

Resta libero il capo ultras interista Marco Piovella, coinvolto, secondo uno degli accusati, nell‘assalto al pullman nei pressi di San Siro prima dell’incontro Inter-Napoli del 26 dicembre, in cui perse la vita un tifoso del Varese. Il gip di Milano, Guido Salvini, ha deciso che rimangono in carceretre tifosi interisti arrestati per rissa aggravata e altri reati.

“Purtroppo”, scrive il gip nel provvedimento, nessuno degli indagati per gli scontri “sembra aver assistito direttamente al momento in cui Daniele Belardinelli è stato travolto e ucciso da una vettura”. 

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Uno degli arrestati avrebbe indicato Piovella come l’organizzatore dell’assalto in cui morì il 38enne Daniele Belardinelli.  L’uomo si è presentato spontaneamente in Questura sabato ma adesso si trova in stato di libertà. Continuano intanto le ricerche dell’autista di quel mezzo che, durante gli scontri, avrebbe investito e ucciso Belardinelli. 

È stato Luca Da Ros, il più giovane dei tre ultras interisti, a fare il nome di Piovella dal carcere di San Vittore. Il capo ultras è stato già assolto quasi 10 anni fa per il derby in cui venne colpito Dida, allora portiere del Milan e leader di uno dei settori della curva interista. 

L’avvocato di Da Ros, Mirko Pelino, che in passato aveva difeso Piovella, fatto il nome del capo ultras ha dovuto rinunciare al mandato. Pelino a quel punto è andato in Questura insieme a Piovella per raccontare la sua versione dei fatti. “Il mio assistito – ha detto – ha ammesso di aver preso parte agli scontri, ma ha declinato responsabilità sull’organizzazione”, così Piovella ha lasciato gli uffici in libertà.

Gli altri due 31enni coinvolti, Francesco Baj e Simone Tira, hanno invece preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, ma hanno fatto dichiarazioni spontanee. “C’eravamo, ma nessun contatto con i napoletani”.

Un vero e proprio assetto da guerra, lo stesso pm ha infatti parlato di “combattimento”. Dalle indagini è emerso che tutto l’arsenale utilizzato nello scontro (bastoni, mazze e spranghe) si trovava già sul posto in cui è avvenuto l’agguato al pullman da parte di oltre cento assalitori. Si è trattato di un piano con ruoli ben definiti, con tanto di autisti che, nei pressi di un pub, avrebbero fatto salire quattro ultras a bordo di ogni auto (altri sarebbero arrivati a piedi) per giungere sul posto dell’assalto.

Guido Salvini, gip di Milano, ha deciso di mantenere in carcere i tre ultras come chiesto dai pm Maria Letizia Mannella, Michela Benedetta Bordieri e Rosaria Stagnaro. Il nuovo difensore di Da Ros, l’avvocato Alberto Tucci, confidava almeno nella concessione dei domiciliari, che però è stata respinta. Secondo quanto riferito dal gip, che ha valutato ci fosse pericolo di inquinamento delle prove, Da Ros è stato l’unico “che nel corso dell’interrogatorio ha mostrato una assai maggiore disponibilità a ricostruire i fatti e consapevolezza della gravita’ di quanto avvenuto”.

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