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Abusi sessuali, il summit storico di Papa Francesco

di Giuseppe Citrolo

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Abusi sessuali, il summit storico di Papa Francesco

| martedì 26 Febbraio 2019 - 00:11
Abusi sessuali, il summit storico di Papa Francesco

Si tratta di un evento importante nella vita della chiesa cattolica. E’ il summit convocato da Papa Francesco in Vaticano per affrontare il problema degli abusi sessuali sui minori da parte dei religiosi e dei sacerdoti.

Come dice il vecchio proverbio, ‘il primo passo per risolvere un problema è riconoscere che ne hai uno’. In questo spirito, è promettente che un importante prelato, nei giorni precedenti l’incontro, abbia denunciato il negazionismo del problema in tutte le sue forme. ”Il silenzio e’ inaccettabile” – ha dichiarato l’arcivescovo maltese, Charles Scicluna, aggiungendo – ”dobbiamo rompere la cultura dell’omertà nella chiesa”. Si tratta di una figura di primo piano, che già sotto Benedetto sedicesimo si è occupato di questo problema.

All’incontro vaticano hanno partecipato 114 presidenti di conferenze episcopali provenienti da tutto il mondo, 15 capi di chiese di rito orientale, 15 vescovi di territori missionari, 14 membri della curia romana, 12 capi di ordini religiosi maschili e 10 madri superiore di ordini religiosi femminili.

C’è però un problema: il gap che esiste fra le aspettative dell’opinione pubblica internazionale su questo summit (erano presenti a Roma per seguire l’evento centinaia di giornalisti da tutto il mondo), e la prudenza delle alte sfere vaticane, compreso lo stesso Papa Francesco.

In ogni caso Bergoglio ha fatto il discorso introduttivo all’incontro, e quello di chiusura. Tra le altre figure importanti che hanno parlato nel corso del summit ci sono il cardinale filippino Luis Tagle, quello colombiano Ruben Salazar Gomez, quello tedesco Reinhard Marx e quello americano Blaise Cupich, arcivescovo di Chicago.

Un altro problema riguarda una spaccatura geografica fra i vescovi ed i cardinali di diverse aree del mondo sull’importanza da dare al tema degli abusi sui minori da parte di preti e religiosi. Secondo gli ecclesiastici europei, statunitensi, canadesi ed australiani, il tema è tra le massime priorità per la vita della chiesa cattolica in questo momento storico e va affrontato con urgenza, per non perdere ulteriore credibilità presso l’opinione pubblica mondiale, e soprattutto presso i semplici fedeli laici.

Invece molti ecclesiastici latinoamericani, asiatici ed africani fanno un ragionamento diverso. Riconoscono ovviamente che si tratta di un problema, ma visto che nei loro paesi sono quotidianamente alle prese con drammi quali la povertà estrema, le guerre civili, gli afflussi enormi di rifugiati, non credono che debba essere fra le priorità per la chiesa del ventunesimo secolo.

Al di là di queste anche gravi divergenze di opinione ai vertici della chiesa, perché questo summit abbia un senso dovrebbe raggiungere due risultati di base. Per prima cosa, affermare una vera politica di tolleranza zero per il crimine di abuso sessuale su minore, e privare del sacerdozio chi si è macchiato di tali crimini, anche solo una volta. In secondo luogo, stabilire che i vescovi complici, vengano rimossi dalla propria carica. Papa Francesco è probabilmente perfettamente consapevole del fatto che su questo tema la Chiesa Cattolica si gioca molta della propria credibilità soprattutto nel mondo anglosassone; deve avere la forza, sostenuto e aiutato ovviamente dai propri collaboratori, di imprimere una svolta su come la Chiesa affronta questa delicatissima questione, anche prendendo spunto dai passi avanti già fatti con Benedetto sedicesimo.

Basta con silenzi, omertà e coperture sulla pelle di vittime innocenti.

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