Rose Marie ha vissuto fino a 99 anni con gli organi invertiti e non l’ha mai saputo

di Rosanna Pasta

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Rose Marie ha vissuto fino a 99 anni con gli organi invertiti e non l’ha mai saputo

| mercoledì 10 Aprile 2019 - 11:08

Rose Marie Bentley ha vissuto fino a 99 anni con gli organi invertiti e non l’ha mai saputo. Affetta da una patologia chiamata “situs inversus con levocardia“, ha raggiunto il suo secolo di vita con tutti gli organi al posto sbagliato. Era probabile pertanto una morte prematura per insufficienza cardiaca. Rose, invece, ha sempre avuto una vita serena, priva di particolari disturbi. E’ un caso medico su 50 milioni.

La vita semplice di Rose, ignara di avere tutti gli organi del corpo invertiti

Rose Marie Phelps (questo il nome da nubile) ha avuto una vita semplice. Nata nel 1918 a Waldport, ha vissuto in questo villaggio poco conosciuto sulla costa dell’Oregon. Qui ha avuto cinque figli e un negozio da parrucchiera, nel quale ha sempre accolto tutti con il suo bel sorriso. Non è mai stata alla ribalta delle cronache finché è morta nel 2017.

Con la patologia chiamata “situs inversus con levocardia”, l’atrio sinistro e il ventricolo sinistro del cuore si trovano a destra, quindi invertiti rispetto alla classica posizione anatomica del muscolo cardiaco. In Rose, erano inoltre disposti specularmente il fegato, lo stomaco e l’intestino. Questa condizione, infatti, spesso porta alla morte per insufficienza cardiaca. Rose Marie invece ha vissuto in ottima salute. Ha avuto un solo fastidio: un bruciore cronico allo stomaco. Disturbo che si spiega alla luce della stupefacente scoperta.

Secondo quanto riporta il Post, quando Rose fu operata di appendicite, il chirurgo notò nel suo referto che il piccolo tratto rimosso si trovava in una posizione insolita, ma non avendo notato nulla di patologico non fece ulteriori accertamenti. La donna fu operata anche per la rimozione dell cistifellea, l’organo che ospita la bile prodotta dal fegato, e per un’isterectomia, cioè l’asportazione dell’utero, ma mai nessuno notò qualcosa di patologico. Il suo caso è stato definito “un’eccentricità della natura“. E’ l’oggetto di un rapporto scientifico senza precedenti.

La scoperta della patologia di Rose

Rose non è mai stata a conoscenza della sua condizione. “Se glielo avessero detto si sarebbe fatta una bella risata”, ha commentato con i media Usa la figlia Ginger Robbins. La donna aveva deciso di donare il suo cadavere agli studenti della Oregon Health and Science University di Portland. Sono stati proprio loro, iniziando a sezionare il corpo, a rendersi conto della rarissima condizione congenita di Rose. Tutti gli organi erano invertiti rispetto alla normalità.

Warren Nielsen, insieme ad altri quattro studenti, aveva da poco iniziato a sezionare il cadavere di Rose quando si era accorto di non riuscire a trovare la vena cava, il condotto venoso più grande del nostro organismo che porta il sangue ormai scarico di ossigeno al cuore, per essere poi riossigenato dai polmoni e rimesso in circolo.

Fu allora che gli studenti chiesero il supporto del loro professore. Inizialmente stupito del fatto che ben cinque dei suoi allievi non identificassero la vena cava, si rese conto della sua posizione solo dopo aver esaminato il resto della cavità toracica. Rose Marie aveva la sua vena cava, come tutti, ma a sinistra della spina dorsale anziché a destra, dove si trova di solito.

Le stranezze del situs invertus di Rose

Poco alla volta si identificarono diverse altre stranezze. Ogni organo era posizionato specularmente. Lo stomaco, la milza e il cuore sulla destra. Il fegato a sinistra e buona parte del tratto digestivo, compreso il colon, al contrario. Inoltre il polmone destro aveva due lobi anziché tre e il ventricolo destro del cuore una dimensione doppia rispetto al normale.

Solo il 5-15% dei pazienti con ‘situs inversus’ arrivano ai 5 anni di età. Sino ad oggi si era avuta conoscenza solo di un paio di casi di sopravvissuti sino ai 70 anni. Le probabilità di vivere sino a 99 anni sono calcolate una ogni 50 milioni.

La scoperta risale al marzo del 2018. L’Università dell’Oregon ne ha dato notizia soltanto negli ultimi giorni, in occasione di una serie di conferenze dell’American Association of Anatomists, organizzata a Orlando, in Florida.

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