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“Processi” a giornalisti, politici e imprenditori | Beppe Grillo, il Silla dei nostri tempi

di Alessandro Amato

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“Processi” a giornalisti, politici e imprenditori | Beppe Grillo, il Silla dei nostri tempi

| mercoledì 21 Maggio 2014 - 12:26
“Processi” a giornalisti, politici e imprenditori | Beppe Grillo, il Silla dei nostri tempi

Una lista. Un lungo elenco per trovare i colpevoli. Tutti i responsabili di “avere messo in ginocchio l’Italia” saranno raccolti insieme: politici, imprenditori e primi della lista i giornalisti. Un progetto di romana memoria. L’idea del leader del Movimento 5 Stelle, probabilmente ispirato da Lucio Cornelio Silla, è stata spiegata, con dovizia di particolari e precise indicazioni sul Blog di Beppe Grillo. Un lungo elenco di colpevoli. Una lista da cui depennare, uno dopo l’altro, i presunti responsabili della “corruzione dei costumi del Paese”.

“Quod bonum felix faustumque sit”,  il potere del magistrato deriva dalla divinità, probabilmente il potere di chi giudicherà “deriverà dal dio web”. 

“Un simbolo di quello che succederà se il M5S andrà al governo“. Beppe Grillo, dopo il suo lungo colloquio da Bruno Vespa, spiega di non avere potuto portare il suo plastico in studio, ma perché non gli è stato permesso. “L’altro ieri sera da Vespa non sono potuto entrare con il plastico, una palese violazione della par condicio, visto che il delinquente di plastica di Arcore entra ed esce a suo piacimento dagli studi televisivi per salvare le sue aziende – spiega Grillo – Il plastico (quello che avrebbe voluto portare Grillo, ndr) rappresentava un castello, ispirato liberamente al bel castello di Lerici che domina il golfo dei poeti in Liguria. Il castello è un simbolo, ha le sue celle, le sue segrete. Un simbolo di quello che succederà se il M5S andrà al governo. Così come non si può costruire sulle macerie, non si può edificare una nuova Italia senza sgombrare il terreno da coloro che l’hanno depredata trasformando la quinta (sesta?) potenza industriale in un deserto”.

Insomma una vendetta per conto dello Stato. Una rivalsa dei puri di cuore contro gli oscuri manovratori del declino italiano. Un enorme processo in cui i giudici, tra una partita a candy crush e una diretta streaming, decideranno sulle colpe e sui misfatti. Distruttori, colpevoli senza possibilità di grazia, nemici del futuro del Paese saranno processati pubblicamente. I “cattivi” sono sempre i soliti: “Le categorie dei distruttori sono tre: i giornalisti grazie ai quali siamo 68esimi nella libertà di informazione nel mondo e che per ragioni di protezione di casta (e di pagnotta) si coprono a vicenda, gli industriali di regime sempre pronti a pagare mazzette (o a garantire pacchetti di voti) per accedere ai bandi di gara pubblici o alle concessioni di Stato e i politici, che vengono un gradino più in basso delle meretrici”.

Una nazione grottesca e corrotta, da epurare. Era questo quello che il leader  del 5 stelle voleva fare con il suo plastico: dare una rappresentazione metaforica di quanto succederà all’indomani della vittoria pentastellata. “Questo orrendo trio – continua – va giudicato attraverso un processo popolare, mediatico che inizierà dopo le elezioni europee. Sarà fatto in Rete dove verrà ricostruito un castello virtuale, con le celle individuali, ognuna con la sua targhetta. Per Berlusconi verrà riprodotta integralmente quella di Al Capone ad Alcatraz sperando di non avere querele da parte dei discendenti di Al Capone”. Un processo popolare.

Una gogna pubblica in cui vergognarsi di se stessi e della propria categoria. Un processo “giusto” perché popolare, perché libero, perché scelto dalla rete. Il web, detentore unico della verità, giudicherà i colpevoli. Tribunali popolari, norme orali, leggi non scritte sulla base delle quali giudicare persone per reati non commessi, almeno stando alle norme del diritto. E tutto sarà fatto nel modo “giusto”: liste, prove, testimoni. Ma niente avvocati, nessuna difesa per i  nemici del Paese. 

L’editto. “Ci saranno le liste, le prove e i testimoni di accusa come in processo. Per ogni persona ci sarà un cittadino che articolerà i capi di accusa. Alla fine gli iscritti certificati al M5S potranno votare per la colpevolezza o l’innocenza. Un tribunale popolare non può sostituirsi alla giustizia nell’erogazione delle pene, ma può informare i cittadini sui furti e le malversazioni di un Sistema che ha portato allo sfascio l’Italia – continua – Ed è quello che sarà fatto. Il processo durerà il tempo necessario, almeno un anno, le liste saranno rese pubbliche quanto prima e l’ordine in cui saranno processati gli inquilini del castello sarà deciso in Rete. La prima categoria sarà quella dei giornalisti che hanno occultato la verità agli italiani nell’ultimo ventennio. I pennivendoli di Regime. In alto i cuori!”.

Sursum corda. Ancora una volta Grillo usa parole forti e attacca i “nemici” giornalisti. Certo, il leader è chiaro “Un tribunale popolare non può sostituirsi alla giustizia nell’erogazione delle pene”. Quindi non pensiamo che prima o poi qualche collega verrà raffigurato con la Repubblica tra le mani e una bandiera, questa volta, con cinque stelle sulle sfondo, ma il dubbio rimane. Il dubbio che un leader politico possa o debba comportarsi come un dittatore romano, Lucio Cornelio Silla deve averlo ispirato, con l’idea chiara di ripulire la repubblica cacciando gli oppositori, mettendo all’indice libri e nomi, cacciando chi “a giudizio della rete” si è reso colpevole di questo o quel reato: Beppe Grillo pensa ad una rivoluzione. 

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