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L’Italia è in stagnazione: l’allarme Ocse

di Redazione

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L’Italia è in stagnazione: l’allarme Ocse

| martedì 21 Maggio 2019 - 12:47
L’Italia è in stagnazione: l’allarme Ocse

L’Italia è in stagnazione. Questo l’allarme lanciato dall’Ocse. Dopo +0,7% nel 2018 il Pil nel 2019 dovrebbe registrare una stagnazione quest’anno a zero per poi tornare a crescere nel 2020 a +0,6%. E’ quanto emerge dall’Economic Outlook dell’Ocse.

L’Italia è in stagnazione

La ricerca sottolinea che “l’aumento del tasso di risparmio delle famiglie sta frenando i consumi privati mentre la domanda esterna debole e le tensioni nel commerciale globale stanno danneggiando le esportazioni”. Il basso livello di fiducia delle imprese e la domanda debole, sottolinea l’organizzazione internazionale con sede a Parigi, “pesano sugli investimenti privati mentre i ritardi nell’esecuzione dei progetti continuano ad ostacolare gli investimenti pubblici”.

Secondo l’Ocse dopo 2,1% nel 2018, il rapporto deficit/Pil dell’Italia dovrebbe salire quest’anno al 2,4% e al 2,9% nel 2020. Nell’Economic Outlook si sottolinea inoltre che l’aumento della spesa pubblica e la bassa crescita “aumenteranno il deficit”. Nel 2019, è la stima, il rapporto debito/Pil salirà dal 132,2% del 2018 al 134,1%. Nel 2020, invece, dovrebbe raggiungere il 135%.

La manovra del governo giallo-verde

La manovra presentata dal governo giallo-verde per il 2019, prosegue l’organismo internazionale con sede a Parigi, “prevede misure nette pari allo 0,6% del Pil, per lo più consistenti in una maggiore spesa sociale attraverso un nuovo regime di prepensionamento (per un periodo di tre anni) e un nuovo e schema di reddito minimo garantito più generoso (reddito di cittadinanza)”.

“Queste politiche espansive – avverte l’Ocse – verranno compensate solo in parte da tagli alla spesa di almeno 2 miliardi di euro come concordato con la Commissione europea e maggiori imposte sul reddito d’impresa”. Le stime fanno inoltre presupporre che il governo “farà attuare solo circa la metà dei previsti aumenti dell’Iva nel 2020, pari a circa l’1,3% del PIL in totale”.

Per questo, e ipotizzando che non vi siano altri “importanti cambiamenti politici”, il rapporto deficit/Pil dovrebbe crescere ulteriormente, al 2,9% del Pil nel 2020, raggiungendo un rapporto debito pubblico pari al 135% del Pil nello stesso anno.

Aumento delle spese sociali

“Il previsto e sostanzioso aumento delle spese sociali – prosegue lo studio – aiuterà a ridurre la povertà: la spesa sociale dovrebbe essere equa tra generazioni e al tempo stesso promuovere anche la crescita dell’occupazione, in particolare tra donne e giovani”.

L‘elevato rapporto tra debito pubblico e Pil, per l’Ocse, tiene l’Italia in una posizione “vulnerabile rispetto alle variazioni dei tassi di interesse, limitando le scelte politiche per stimolare la crescita e perseguire obiettivi sociali”. L’organismo internazionale invita quindi il governo ad attuare un “piano di riforma a medio termine chiaro e credibile per stimolare la crescita e ridurre il rapporto debito/Pil”. Un “prerequisito”, prosegue l’organismo, per migliorare la “credibilità” di bilancio e ridurre i tassi di interesse che pesano sul debito italiano.

La disoccupazione dell’Italia, concluede l’Ocse, ha “smesso di diminuire e resta alta, soprattutto tra giovani e donne”. Inoltre, il lento aumento del tasso di disoccupazione e la crescita dei risparmi delle famiglie “trattiene i consumi privati, in un contesto in chi la bassa domanda esterna e le tensioni commerciali a livello globale colpiscono l’export”.

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